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  • Candidosi ricorrente: test del microbiota, approccio integrativo e come prevenirla

    16. 6. 2026 · Tempo di lettura: 9 minuti

    Scopri come i test del microbiota possono aiutare a diagnosticare e prevenire la candidosi ricorrente. Approccio integrativo con probiotici, dieta e stile di vita per combattere le recidive.

    Chiara Degirolamo
    Chiara Degirolamo
    Candidosi ricorrente: test del microbiota, approccio integrativo e come prevenirla

    Cos’è la candidosi ricorrente e come si diagnostica

    I fastidiosi sintomi vulvovaginali sono uno dei motivi più frequenti per i quali ci si rivolge ad un ginecologo o ci si reca in pronto soccorso. Si stima che circa 7 donne su 10, in età fertile, abbiano sofferto di almeno un episodio di candidosi vulvovaginale nel corso della propria vita. 

    La candidosi vulvovaginale è un'infezione della mucosa del tratto riproduttivo femminile inferiore, causata nel 90% dei casi dal fungo Candida albicans. Il C. albicans è definito commensale perchè colonizza comunemente il lume vaginale in modo asintomatico. Il passaggio da una colonizzazione ad una infezione sintomatica è accompagnato da una molteplicità di sintomi. Bruciore, prurito e secchezza intimi, aumento nelle perdite vaginali e arrossamento e gonfiore delle labbra vaginali. Non è infrequente che le donne riferiscano anche dolore durante la minzione, cute lesionata/ulcerazioni nella zona vaginale/genitale.

    Sebbene in alcune donne la candidosi vulvovaginale tenda a recidivare, la sintomatologia è differente se gli episodi sono occasionali o frequenti. Le recidive occasionali si caratterizzano per una rapida insorgenza del prurito e dalla comparsa di perdite bianche vaginali con il caratteristico aspetto “ a ricotta”. In caso di recidive frequenti, il prurito risulta meno intenso ma appare più severo il bruciore, il dolore durante i rapporti sessuali e le perdite vaginali sono meno abbondanti senza l’aspetto “ a ricotta”. Non vi è consenso sulla definizione di candidosi ricorrente ma la presenza di più di tre episodi nell’arco di un anno è suggestiva di una candidosi ricorrente la cui gestione richiede una terapia di mantenimento a lungo termine.

    La diagnosi di candidosi
    La diagnosi clinica viene posta in sede di visita ginecologica e in presenza di test di laboratorio di conferma, tra cui microscopia e coltura fungina, soprattutto nelle donne con una storia di candidosi vulvovaginale ricorrente, che sono più soggette a essere infettate da specie di Candida meno comuni o da ceppi resistenti alla classe di antibiotici azolici (es. fluconazolo). 

    Test del microbiota: come può aiutare nella diagnosi e gestione della candidosi ricorrente

    Il microbiota vaginale, che costituisce circa il 9% del microbiota umano totale, intrattiene una relazione mutualistica con il nostro organismo ed è soggetto a fluttuazioni costanti durante tutte le fasi della vita di una donna dalla pubertà alla menopausa

    Nelle donne sane in età riproduttiva il microbiota vaginale è dominato dai lactobacilli, che proteggono l'ambiente vaginale dalle infezioni da agenti patogeni attraverso l'inibizione competitiva, la secrezione di composti antimicrobici e la regolazione delle risposte immunitarie dell'ospite. 

    Stato ormonale e del sistema immunitario, età, attività sessuale, terapia antibiotica, infezioni in corso e terapia contraccettiva possono alterare la composizione del microbiota vaginale, favorendo o meno il suo disequilibrio (disbiosi). 

    Alcuni studi hanno suggerito che la disbiosi microbica, inclusa la diminuzione dei lactobacilli e l'aumento di ceppi anaerobi facoltativi, può contribuire all'infezione da Candida. Uno studio del metaboloma ha inoltre evidenziato una relazione tra metaboliti, microbiota vaginale e stato patologico. Ad esempio, l’accumulo di L-glutammato sembra contribuire all'insorgenza e alla recidiva della candidosi mentre un aumento di altri metaboliti, come acidi grassi a corta catena o ammine biogene, può essere indice di una vaginosi o vaginite in corso ed essere la causa di altri sintomi quali il cattivo odore. 

    E’ possibile caratterizzare il microbiota vaginale mediante test che vanno ad analizzare tutti i batteri noti, appartenenti al genere Lactobacillus e non, oltre che funghi con lo scopo di avere una valutazione esaustiva dell’ecosistema vaginale. Oltre alla composizione e all’abbondanza batterica è infatti importante controllare come questi ceppi funzionano. Un ecosistema vaginale in salute è caratterizzato da un’elevata produzione di acido lattico da parte dei batteri lattici (lattobacilli) che è protettiva nei confronti di patogeni prevenendo i processi infiammatori. Il potenziale del test del microbiota vaginale è triplice: individuare più velocemente e accuratamente il patogeno responsabile, comprendere più approfonditamente la progressione dell’infezione, personalizzare i piani di trattamento. 

    Fattori che favoriscono la candidosi ricorrente: cause e prevenzione

    La vulnerabilità al fungo C. albicans è dovuta a diversi fattori quali il diabete mellito, un uso protratto di antibiotici, di corticosteroidi o a squilibri della flora batterica vaginale o intestinale. 

    I motivi per cui la candidosi tende a recidivare sono diversi, tra cui anche la mancata diagnosi. Non è infrequente che sintomi come il prurito intimo o il bruciore, non vengano prontamente ricondotti all’insorgenza di una candidosi. E la proliferazione fungina  trova terreno fertile in presenza di condizioni che indeboliscono il sistema immunitario, come lo stress o un’ alimentazione ricca di zuccheri o se la donna soffre di disbiosi intestinale. 

    L'uso improprio di agenti antimicotici nella pratica clinica, insieme ad un ricorso eccessivo ad antibiotici e immunosoppressori, ha favorito un graduale aumento della resistenza ai farmaci. La formazione di biofilm è uno dei principali fattori che contribuiscono alla resistenza agli antimicotici. Una volta formati, i biofilm sono difficili da eradicare, portando a infezioni persistenti e ricorrenti difficili da curare. L'interazione tra i fattori di virulenza fungina, la formazione di biofilm e la resistenza agli antimicotici è fondamentale nella patogenesi della candidosi ricorrente. 

     

    Quando le infezioni diventano ricorrenti: il ruolo dei biofilm e della resistenza agli antifungini 

    Le specie Candida in generale, e C. albicans in particolare, sono efficienti nella formazione di biofilm, in poco più di 2-3 giorni, all'interno dell'ospite umano. 

    I biofilm agiscono come barriere fisiche che impediscono la penetrazione dei farmaci, mentre la ridotta attività metabolica e la sovraespressione delle pompe di efflusso nelle cellule del biofilm aumentano ulteriormente la resistenza ai farmaci antimicotici. Ad esempio, la densità del biofilm correla positivamente alla resistenza ad una delle terapie antimicotiche più comuni, il fluconazolo.

    Nelle donne che soffrono di candidosi ricorrente è stata osservata una percentuale più elevata di ceppi che formano biofilm resistenti rispetto alle donne con candidosi sporadica, e questi ceppi hanno mostrato valori significativamente più elevati di MIC (concentrazione minima inibitoria) e MBEC (concentrazione minima efficace per eradicare il biofilm) per diversi agenti antimicotici. 

    Nel complesso, la formazione di biofilm contribuisce alla ridotta suscettibilità agli antimicotici e alla up-regolazione dei geni di resistenza in C. albicans, con un effetto più pronunciato nella candidosi ricorrente, sottolineando la necessità di strategie terapeutiche mirate nella gestione delle infezioni associate al biofilm.

     

    Approccio integrativo: come integrare probiotici e modifiche dello stile di vita

    Gestire la candidosi ricorrente richiede un approccio multimodale integrato che miri a rimuovere sia i fattori predisponenti che precipitanti e di mantenimento. Fare un uso appropriato di terapie antibiotiche e immunosoppressive, porre attenzione alle proprie abitudini alimentari, adottare buone pratiche igieniche (lavarsi regolarmente le mani e fare il bagno con sapone adeguato, mantenere i genitali esterni puliti e asciutti) e scegliere biancheria intima di cotone e traspirante. 

    Il ricorso ai probiotici si inserisce nell’approccio integrato in virtù del loro ruolo cruciale nel preservare la salute dell'apparato riproduttivo femminile, alleviando le condizioni ginecologiche disbiotiche e potenziando la risposta immunitaria vaginale.

    Cosa dicono gli studi più recenti
    Recenti studi hanno confermato i potenziali benefici dei probiotici nella gestione di queste condizioni disbiotiche, tra cui il miglioramento dei risultati clinici, il ripristino di un microbiota vaginale equilibrato, il sollievo dei sintomi e la riduzione del tasso di recidiva delle infezioni. Ulteriori benefici dei lattobacilli probiotici includono la riduzione dell'infiammazione genitale e la conservazione dell'integrità della barriera epiteliale vaginale.

    Probiotici e microbiota: il ruolo nella prevenzione delle recidive

    Integrare i probiotici nella terapia antimicotica consente di migliorare i risultati a breve termine (<1 mese) e ridurre la recidiva della candidosi vulvovaginale. I farmaci antimicotici alleviano rapidamente i sintomi clinici inibendo efficacemente la Candida vaginale, creando un ambiente favorevole alla colonizzazione probiotica. Contemporaneamente, i probiotici ricostruiscono un ecosistema microbico benefico dominato dai lattobacilli che, producendo acidi grassi a corta catena e acido lattico, sono in grado di inibire il passaggio della C. albicans dalla forma di lievito (innocuo) a quella di ifa (patogeno).

    Le terapie antimicotiche rimangono la prima linea per il controllo micologico a lungo termine, con i probiotici come coadiuvanti per ottimizzare i risultati a breve termine. Per la candidosi vulvovaginale ricorrente, la terapia combinata migliora la guarigione clinica combinata a 3 mesi e risulta superiore alla sola terapia antimicotica a 6 mesi.

    Fonti autorevoli

    • Nyirjesy P. Chronic vulvovaginal candidiasis. Am Fam Physician 2001;63(4): 697--702.
    • Willems HME, et al. Vulvovaginal candidiasis: a current understanding and burning questions. J Fungi 2020;6(1).
    • Neal CM et al. Clinical challenges in diagnosis and treatment of recurrent vulvovaginal candidiasis. SAGE Open Med. 2022 Sep 8;10:20503121221115201.
    • Grando D, et al. Perspectives on Vaginal Ecology and Management of Recurrent Vulvovaginal Candidiasis: A Narrative Review. J. Fungi 2025, 11, 806.
    • Bradforsd LL, et al. The vaginal mycobiome: A contemporary perspective on fungi in women's health and diseases. Virulence 2017; 883: 342-351
    • Li S, et al. Study on the impact of biofilm formation by Candida albicans in recurrent vulvovaginal candidiasis on drug susceptibility. Front. Cell. Infect. Microbiol. 2025; 15:1663099
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    • Drug resistant candidiasis. Disponibile presso: https://www.cdc.gov/candidiasis/antimicrobial-resistance/index.html. Ultimo accesso: 19 Febbraio 2026.
    • Yan C, et al. Virulence factors, biofilm formation and antifungal resistance in Candida albicans from recurrent vulvovaginal candidiasis patients: a comparative study. Sci Rep 2025; 15: 37557.
    • Amann V, et al. Biofilm-Associated Candidiasis: Pathogenesis, Prevalence, Challenges and Therapeutic Options. Pharmaceuticals 2025;18: 460.
    • Chen R, et al. Probiotics for the treatment of vulvovaginal candidiasis in nonpregnant women: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials AJOG 2026; Jan 15:S0002-9378(26)00016-5.

     

    FAQ

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    Informazioni sull'autore
    Chiara Degirolamo
    Chiara Degirolamo
    Medical Writer, laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e specializzata in Farmacologia e Tossicologia Sperimentali presso l’Università degli Studi di Parma. Ho maturato dieci anni di esperienza in ambito accademico, svolgendo attività di ricerca sia in Italia che negli USA, dedicandomi allo studio di nuovi approcci di intervento sia di tipo preventivo che curativo nella gestione delle malattie cardiovascolari e dei tumori epato-intestinali. Dal 2015 opero come Medical Writer fornendo consulenza medico-scientifica ad aziende farmaceutiche, agenzie di comunicazione e associazioni del terzo settore. La mia scrittura spazia dalle pubblicazioni su riviste indicizzate ai materiali promozionali e educazionali destinati a medici, farmacisti e pazienti.
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    Chiara Degirolamo
    Chiara Degirolamo
    Medical Writer, laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e specializzata in Farmacologia e Tossicologia Sperimentali presso l’Università degli Studi di Parma. Ho maturato dieci anni di esperienza in ambito accademico,...
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