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  • Piaghe da decubito: cosa sono, cause, stadi, cura e prevenzione

    31. 7. 2026 · Tempo di lettura: 13 minuti

    Piaghe da decubito: scopri cosa sono, perché si formano, i primi segnali, i diversi stadi, come curarle e come prevenirle.

    Staff Dr. Max
    Staff Dr. Max
     Piaghe da decubito: cosa sono, cause, stadi, cura e prevenzione

    Piaghe da decubito: cosa sono, perché si formano e come prevenirle

    Quando si parla di piaghe da decubito, capita di pensare a situazioni ospedaliere o a persone molto anziane. In realtà, questo tipo di lesione può comparire in chiunque trascorra molte ore immobile, magari perché costretto a letto o in carrozzina, indipendentemente dall’età. Riconoscerle nelle fasi iniziali fa una grande differenza: una piaga da decubito individuata al primo stadio può risolversi in poco tempo, mentre una lesione lasciata progredire può richiedere settimane o mesi di cure.

    In questo articolo vediamo cosa sono le piaghe da decubito, perché si formano, come riconoscerne i sintomi, quali sono i quattro stadi di gravità e quali sono le strategie più efficaci per curarle e prevenirle.

    Piaghe da decubito: cosa sono e dove compaiono più spesso

    Le piaghe da decubito, conosciute anche come lesioni da pressione o ulcere da pressione, sono lesioni che interessano la pelle e i tessuti sottostanti. Si formano quando una zona del corpo resta compressa troppo a lungo tra una prominenza ossea, come ad esempio l’osso sacro o il coccige, e una superficie di appoggio, come il materasso o la seduta di una carrozzina. In questi casi il sangue non riesce più a raggiungere correttamente i tessuti compressi: con il tempo la pelle si danneggia, prima in superficie e poi, se la situazione persiste, anche più in profondità, arrivando a intaccare muscoli e ossa, con conseguenze anche molto gravi. Ecco perché riconoscerle per tempo è fondamentale, così da intervenire prima che peggiorino.

    Perché si formano le piaghe da decubito: cause e fattori di rischio

    Alla base delle piaghe da decubito c’è quasi sempre una combinazione di più fattori, e mai uno solo. Il principale è la pressione prolungata su una stessa zona della pelle, tipica di chi è immobile a letto o in carrozzina per molte ore al giorno. Infatti, questo tipo di lesione riguarda soprattutto le persone con ridotta mobilità autonoma o allettate, perché sono le più esposte a una pressione prolungata sulle stesse zone del corpo.

    A questo si aggiungono però anche altri elementi che aumentano il rischio, come:

    • lo sfregamento (frizione) della pelle contro lenzuola o indumenti, che può consumare gli strati più superficiali della cute
    • le forze di taglio, che si creano per esempio quando il busto scivola verso il basso su un letto leggermente inclinato, stirando la pelle mentre i tessuti più profondi si spostano nella direzione opposta
    • l’umidità della pelle, dovuta a sudorazione o incontinenza, che la rende più fragile e soggetta a danneggiarsi
    • l’età avanzata, perché la pelle è più sottile e i tempi di guarigione si allungano
    • alcune condizioni di salute come il diabete o i problemi di circolazione, che possono ridurre l’afflusso di sangue ai tessuti e complicare la cicatrizzazione (per approfondire il legame con il diabete, può essere utile leggere anche il nostro articolo sulle complicanze del diabete, croniche e acute);
    • la malnutrizione e la disidratazione, che indeboliscono la pelle e ne riducono la capacità di rigenerarsi
    • la ridotta sensibilità, spesso legata a danni nervosi: chi non avverte dolore o fastidio non è spinto a cambiare posizione e resta più a lungo nella stessa postura, aumentando il rischio.

    Piaghe da decubito su sedere, coccige e talloni: perché sono le zone più colpite

    Non è un caso che sedere, glutei, coccige e talloni siano le aree più colpite: questo accade perché coincidono con i punti in cui le ossa sono più vicine alla pelle. Quando si resta sdraiati o seduti per molte ore, il peso del corpo si concentra proprio su queste prominenze ossee, schiacciando i tessuti molli tra l’osso e la superficie di appoggio. A seconda della posizione mantenuta più di frequente, cambiano anche le zone più a rischio:

    • in posizione supina sono soprattutto nuca, scapole, sacro e talloni a risentirne
    • in posizione laterale, invece, è più facile che si formino piaghe su orecchio, spalla, gomito, fianco e malleoli
    • chi sta seduto per molte ore, infine, deve prestare particolare attenzione a coccige, ischio e zona poplitea, dietro al ginocchio.

    Quali sono le cause delle piaghe da decubito?

    Dal punto di vista fisiologico, le piaghe da decubito nascono da un meccanismo abbastanza semplice da comprendere: quando una zona della pelle viene compressa per un periodo prolungato, i piccoli vasi sanguigni che la irrorano vengono così schiacciati. Il sangue, di conseguenza, non riesce più a portare ossigeno e nutrimento ai tessuti, una condizione chiamata “ischemia”. Se la compressione continua per troppo tempo, le cellule della zona iniziano a soffrire e, progressivamente, possono morire: è qui che si forma il danno tissutale che diventa visibile come piaga. A peggiorare ulteriormente la situazione intervengono, come anticipato, l’umidità della pelle, lo stiramento e lo sfregamento, cause che possono contribuire a danneggiare ulteriormente uno strato di pelle già fragile per la pressione prolungata.

    Quali sono i sintomi delle piaghe da decubito?

    I primi segnali delle piaghe da decubito vengono spesso sottovalutati, proprio per questo vale la pena imparare a riconoscerli.

    Il segno più precoce è in genere un arrossamento persistente della pelle, che non sbianca quando viene premuta con un dito (a differenza di un normale rossore passeggero) e che può comparire come pelle dolente, con sensazione di bruciore. Se la pressione non viene alleviata, la situazione può evolvere: può comparire una vescica, oppure la pelle può arrivare ad aprirsi formando una vera e propria ferita. Quando questo accade, è importante osservare anche altri segnali, come un’eventuale secrezione, un cattivo odore o un cambiamento di colore della pelle intorno alla lesione, che possono indicare un peggioramento o un’infezione in corso.

    La diagnosi e i quattro stadi delle piaghe da decubito

    La diagnosi delle piaghe da decubito si basa su una valutazione clinica, condotta da un medico o da un infermiere attraverso l’ispezione della cute. Non servono quasi mai esami complessi: ciò che conta davvero è osservare con attenzione l’aspetto, la sede e la profondità della lesione. Per descrivere la gravità del danno, le piaghe da decubito vengono classificate in quattro stadi principali, in base a quanto in profondità si estende la lesione.

    • Stadio 1: la pelle è intatta, ma presenta un arrossamento non sbiancabile, cioè che non scompare premendo con un dito; la zona può risultare più calda, più fredda, più dura o più dolente rispetto alla pelle circostante.
    • Stadio 2: si verifica una perdita di sostanza che riguarda solo l’epidermide; può presentarsi come un’ulcera poco profonda oppure una vescica intatta o già rotta.
    • Stadio 3: il danno si estende più in profondità, fino a interessare il tessuto sottocutaneo, ovvero il grasso sotto la pelle, mentre muscoli, tendini e ossa non sono ancora visibili; si forma il cosiddetto “cratere”.
    • Stadio 4: è lo stadio più avanzato, in cui la perdita di tessuto è tale da rendere visibili strutture profonde come muscolo, tendine o osso.

    È utile sapere che le piaghe da decubito non seguono sempre questa progressione in modo lineare: a volte il primo segnale evidente può essere già una lesione di stadio 3 o 4, soprattutto se la zona non viene controllata regolarmente.

    Cure e trattamenti per le piaghe da decubito

    Curare una piaga da decubito richiede sempre un approccio attento e, per le forme più avanzate, la supervisione medica. In linea generale, il trattamento si basa su alcuni punti fermi che vengono adattati a seconda dello stadio della lesione.

    Il primo passo è quasi sempre lo scarico della pressione sulla zona interessata, attraverso il riposizionamento frequente della persona e l’uso di supporti dedicati: senza eliminare la causa principale, infatti, qualsiasi altra cura rischia di avere un effetto limitato.

    Accanto a questo, la detersione della ferita è fondamentale per allontanare i residui presenti e favorire la guarigione, mentre la scelta delle medicazioni va fatta in base allo stadio e alle caratteristiche della lesione: si va dalle pellicole trasparenti e dagli idrogel, più indicati per le lesioni superficiali, alle medicazioni avanzate come quelle idrocolloidali o in schiuma, pensate per le ferite che producono più secrezione.

    Anche la protezione della pelle circostante e il controllo dell’umidità giocano un ruolo importante, perché una cute troppo umida o troppo secca è più fragile e fatica a rigenerarsi. Quando la piaga provoca dolore, si interviene con un’adeguata gestione del dolore, generalmente con farmaci che il medico riterrà più indicati caso per caso. Infine, in presenza di segni di infezione, può essere necessario il ricorso ad antibiotici, sempre sotto controllo medico.

    Per le lesioni più superficiali, può essere utile anche consultare il nostro articolo su ferite superficiali: come si trattano per guarire velocemente. In farmacia sono inoltre disponibili prodotti dedicati alla cura delle piaghe da decubito, tra cui spray e creme pensati per favorire la cicatrizzazione delle lesioni cutanee.

    Cosa non fare se la lesione è già presente

    Quando la piaga da decubito si è già formata, alcuni comportamenti possono peggiorare la situazione invece di favorire la guarigione.

    In primis, è importante evitare l’automedicazione impropria, soprattutto con prodotti irritanti o non pensati per quel tipo di lesione: in caso di dubbio, la cosa più sicura è sempre chiedere consiglio al farmacista o al medico. Va evitato anche di sfregare la zona interessata, anche solo durante la pulizia, perché come abbiamo visto la frizione può danneggiare ulteriormente una pelle già fragile. Allo stesso modo, lasciare la zona costantemente umida, ad esempio per un cambio di medicazione o di pannolone non tempestivo, crea un ambiente che favorisce il peggioramento della lesione. Infine, è bene non trascurare il peggioramento: se la piaga cambia aspetto, odore o dimensione, conviene non aspettare e far valutare la situazione da un professionista. Anche continuare a esercitare pressione continua sulla zona, senza modificare la postura, vanifica qualsiasi altra cura si stia seguendo.

    Segnali di allarme: quando contattare subito il medico

    Ci sono alcuni segnali che non vanno mai sottovalutati, perché possono indicare un’infezione o un peggioramento rapido della lesione. È bene contattare subito il medico in presenza di febbre, pus o cattivo odore provenienti dalla piaga, di un dolore intenso o in aumento, oppure se la lesione peggiora rapidamente nel giro di poco tempo. Anche segni di necrosi, cioè di tessuto che appare nero o devitalizzato, o un’estensione della lesione che si allarga progressivamente, sono campanelli d’allarme da non ignorare. In tutti questi casi, una valutazione medica tempestiva può fare la differenza nell’evitare complicazioni più serie, come un’infezione che si diffonde ai tessuti più profondi.

    Misure per prevenire e alleviare le piaghe da decubito

    La prevenzione resta lo strumento più efficace contro le piaghe da decubito: nella maggior parte dei casi, infatti, possono essere evitate con un’attenzione quotidiana e costante.

    Le strategie principali riguardano il cambio di postura regolare, la mobilizzazione della persona quando possibile, l’uso di materassi e cuscini antidecubito, una corretta igiene della cute, un’adeguata gestione dell’umidità e un’attenzione particolare all’idratazione e all’alimentazione. Il ruolo del caregiver, sia che si tratti di un familiare sia di un assistente professionale, è centrale in tutto questo percorso: è spesso chi si occupa quotidianamente della persona a notare per primo i segnali iniziali di una piaga da decubito.

    Per chi ha dubbi specifici sulla scelta dei prodotti più adatti, è inoltre possibile consultare le domande già raccolte nella sezione “Chiedi al farmacista” dedicata proprio ai prodotti utili per prevenire le piaghe da decubito in persone allettate.

    Ogni quanto cambiare posizione

    Il riposizionamento frequente è considerato il modo più efficace per prevenire le piaghe da decubito, perché interrompe la pressione prolungata sulla stessa zona della pelle prima che possa causare danni. In linea generale, chi è costretto a letto dovrebbe cambiare posizione almeno ogni due ore, mentre per chi passa molte ore in carrozzina si consiglia un riposizionamento ogni ora, oltre a piccoli cambi di postura più frequenti, ogni 15 minuti circa, se la persona è in grado di farlo autonomamente. In ambito di assistenza domiciliare, è spesso utile predisporre insieme al medico o all’infermiere un programma scritto di cambio posizione, in modo che tutti i caregiver coinvolti seguano le stesse indicazioni.

    Materassi, cuscini e protezioni: a cosa servono

    Materassi, cuscini e altri dispositivi antidecubito non sostituiscono il cambio di postura, ma lo affiancano in modo efficace, contribuendo a redistribuire la pressione sulle zone più esposte. Un materasso antidecubito o un sovramaterasso aiutano ad aumentare la superficie di contatto con il corpo, riducendo così la pressione concentrata su singole zone come sacro e talloni. Allo stesso modo, un cuscino antidecubito pensato per la seduta, come questo modello in schiuma, può fare una grande differenza per chi passa molte ore in carrozzina. A questi si aggiungono spesso protezioni specifiche per i talloni, una delle zone più vulnerabili in assoluto, soprattutto per chi resta a letto a lungo in posizione supina.

    Igiene della pelle e gestione dell'umidità

    Una pelle pulita e asciutta è una pelle più resistente: ecco perché l’igiene quotidiana è una delle misure di prevenzione più semplici ed efficaci. L’umidità prolungata, dovuta a incontinenza o sudorazione, può favorire la macerazione cutanea e renderla più sensibile allo sfregamento. Per questo motivo è importante utilizzare detergenti delicati, evitando prodotti troppo aggressivi, e asciugare sempre con cura la pelle dopo la pulizia, tamponando piuttosto che strofinando. L’uso di creme barriera, pensate per proteggere la cute dal contatto prolungato con urina o sudore, può inoltre aiutare a mantenere la pelle più protetta nelle zone più esposte all'umidità.

    Alimentazione e idratazione: perché incidono sul rischio e sulla guarigione

    L’alimentazione gioca un ruolo importante sia nella prevenzione delle piaghe da decubito che nella loro guarigione, anche se spesso viene sottovalutata. Una dieta povera di proteine e vitamine può rendere la pelle più fragile e rallentare i processi di guarigione dei tessuti, mentre la disidratazione contribuisce ulteriormente a indebolire la cute. Questo aspetto riguarda in particolare l’anziano fragile, spesso più esposto anche a un’alimentazione insufficiente, ma anche le persone con diabete, condizione che può di per sé complicare la guarigione delle ferite (per saperne di più, è disponibile la sezione dedicata ai rimedi per il diabete). In presenza di una piaga da decubito già formata, o nei soggetti più a rischio, può essere utile discutere con il medico l’opportunità di una valutazione nutrizionale più approfondita.

    Fonti

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