Fitoestrogeni in menopausa: cosa sono, a cosa servono e dove si trovano
Scopri cosa sono i fitoestrogeni, dove si trovano, il loro ruolo in menopausa, cosa sono gli isoflavoni e quando valutare gli integratori con il medico.

Indice dei contenuti
- Cosa sono i fitoestrogeni?
- Quando sono utili i fitoestrogeni in menopausa?
- Alimenti che contengono fitoestrogeni
- Integratori con fitoestrogeni: quando si usano e come orientarsi
- Fitoestrogeni per dimagrire in menopausa: aiutano davvero?
- Fitoestrogeni in menopausa: come inserirli nella routine con buon senso
- Fonti
- FAQ
Cosa sono i fitoestrogeni?
Il termine “fitoestrogeno” deriva da due parole greche: “phyto”, che significa “pianta”, e “estrogeno”, che indica il principale ormone sessuale femminile. I fitoestrogeni costituiscono un ampio gruppo di composti fenolici, non steroidei, di origine vegetale con un denominatore comune: la loro struttura richiama il 17beta-estradiolo, l’estrogeno più potente e biologicamente attivo prodotto dal corpo umano. Questa analogia strutturale consente ai fitoestrogeni di esercitare un’attività estrogeno-simile legandosi ai recettori estrogenici sia di tipo alpha che beta e attivando la trascrizione di geni controllati dai recettori estrogenici.
I sintomi vasomotori sono il motivo più frequente per cui le donne si rivolgono al medico e la loro gestione è spesso inadeguata perché l’aderenza alla terapia raccomandata, ovvero la terapia ormonale sostitutiva (TOS), è molto ridotta. Se per alcune donne la TOS è controindicata (ad esempio le donne con una storia pregressa di tumore al seno), per altre emerge il desiderio di ricorrere ad approcci non ormonali, naturali. In questo scenario si inseriscono i fitoestrogeni che sono presenti in molti integratori alimentari e rientrano nella categoria dei nutraceutici.
Che differenza c’è tra i fitoestrogeni e gli estrogeni?
I fitoestrogeni mostrano attività sia estrogeniche che anti-estrogeniche a seconda della loro concentrazione, dei livelli di estrogeni endogeni, del tessuto bersaglio e di fattori quali il sesso o lo stato menopausale. Nonostante l’analogia strutturale con gli estrogeni, gli ormoni naturalmente prodotti dalle ovaie, i fitoestrogeni si distinguono da essi per la loro origine (vegetale, ne sono ricchi i legumi, ortaggi, frutta e frutta essiccata come i datteri) e per la potenza dei loro effetti. Quanto potente possa essere un fitoestrogeno lo determina la classe a cui appartiene, il livello di esposizione e le caratteristiche della popolazione, con una notevole variabilità interindividuale nel metabolismo e nella risposta. Giova ricordare che la potenza dei fitoestrogeni può essere da 100 a 1000 volte inferiore rispetto agli estrogeni naturalmente prodotti dalle ovaie.
Isoflavoni: cosa sono e che differenza c’è con gli altri fitoestrogeni
I fitoestrogeni possono essere suddivisi in quattro principali gruppi:
1. Isoflavoni: derivati dalla soia e dal trifoglio rosso, questo gruppo comprende la genisteina e la daidzeina, i due composti di maggior interesse clinico in virtù non solo della loro attività estrogeno-simile ma anche delle loro proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie, nefro-e neuro-protettive e antidiabetiche.
2. Lignani: derivati dai semi di lino e da altri semi e alimenti, includono l’enterodiolo e l’enterolattone, che sono componenti delle pareti cellulari vegetali e si trovano in molti alimenti ricchi di fibre come bacche, semi (in particolare semi di lino), cereali, frutta secca e frutta.
3. Coumestani: ne sono ricchi ortaggi come gli spinaci e i cavoletti di Bruxelles ma i suoi componenti sono meno studiati e sembrano esercitare quasi esclusivamente un’attività estrogeno-simile.
4. Stilbeni: rappresentativo di questo gruppo è il resveratrolo, di cui sono ricchi i frutti rossi (mirtilli, lamponi, more) e che è noto per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
Tra i quattro gruppi, quello degli isoflavoni è ad oggi il più studiato e i suoi componenti genisteina e daizeina, si trovano in elevate concentrazioni nella soia e in altri prodotti a base di soia, ma sono contenuti anche nel trifoglio rosso e nelle arachidi. La daidzeina, che è generalmente la sostanza più abbondante in vari isoflavoni, ha un’attività estrogenica meno intensa rispetto alla genisteina; la sua concentrazione varia a seconda della fonte, ovvero se proviene dai semi di soia, dai fagioli interi o dalle proteine derivate dalla soia, che, a loro volta, possono essere estratte in vari modi. Genisteina e daidzeina si differenziano per l’affinità per il recettore degli estrogeni: la genisteina è molto più attiva della daidzeina ma la sua potenza è da 500 a 1000 volte inferiore a quella dell’estradiolo.
Quando sono utili i fitoestrogeni in menopausa?
I fitogestrogeni sono un valido alleato della salute al femminile e tale supporto può essere particolarmente significativo prima e durante la menopausa quando il calo estrogenico determina una complessa sintomatologia che in alcune donne risulta invalidante perché influenza il benessere fisico, emotivo e cognitivo. I sintomi vasomotori (vampate di calore e sudorazioni notturne) possono interferire con la vita personale e lavorativa delle donne che ne soffrono e che spesso per gestire tali sintomi limitano le interazioni sociali o sono costrette ad assentarsi dal lavoro.
Aiutando a ripristinare l’attività di stimolazione dei recettori estrogenici in virtù della loro attività estrogeno-simile i fitoestrogeni possono migliorare i sintomi della menopausa riducendo la frequenza delle vampate di calore e della secchezza vaginale. I fitoestrogeni sembrano invece avere effetti neutri, se non minimi, sulle sudorazioni notturne.
E’ importante ricordare che le risposte individuali possono variare anche perché ogni donna ha livelli estrogenici endogeni differenti e a parità di assunzione di integratori con fitoestrogeni gli effetti possono non essere sovrapponibili. Conta non solo quanto ne assumiamo ma anche come lo metabolizziamo. Ad esempio, molti fitoestrogeni sono gluco-coniugati per cui si richiede l’intervento del microbiota intestinale per generare i componenti attivi biologicamente. In presenza di disbiosi intestinale, il metabolismo e quindi la biodisponibilità di questi composti potrebbero essere inferiori. Se il sollievo dai sintomi può richiedere del tempo, vi è evidenza che non tutti i fitoestrogeni sono assorbiti con la stessa velocità: ad esempio, gli isoflavoni, genisteina e daizeina, sono assorbiti rapidamente raggiungendo concentrazioni plasmatiche entro le 2-9 h dall’assunzione per via orale.
Se vuoi saperne di più su come affrontare i sintomi della menopausa, ti consigliamo questo articolo: Rimedi per i sintomi della menopausa
Se invece vuoi approfondire le cause e i rimedi per le vampate di calore, ti consigliamo questo articolo: Vampate di calore e menopausa: sintomi, cause e rimedi

Alimenti che contengono fitoestrogeni
Numerosi alimenti sono fonti di fitoestrogeni. La soia è probabilmente la fonte dietetica più conosciuta e anche maggiormente studiata. Non sono da meno i prodotti derivati dalla soia come il tofu e il tempeh, quest’ultimo in una singola porzione ne fornisce dai 30 ai 50 mg di isoflavoni. Senza dimenticare gli edamame che in una porzione forniscono circa 15-20 mg di isoflavoni. I legumi come lenticchie, piselli, fagioli, rappresentano un’ottima fonte di isoflavoni.
I lignani si rintracciano principalmente in cereali integrali (es. avena, orzo e grano integrale), nei germogli, nei semi di lino e di sesamo ma anche in ortaggi e verdure come cipolla, carote, broccoli, cavoli, cavoletti di Bruxelles e in frutta come pere, pompelmi. Spinaci, cavoletti di Bruxelles, semi di soia, legumi, trifoglio, kalachana (una varietà di ceci), germogli di erba medica, fagioli di Lima, fagioli pinto, piselli spezzati sono invece le principali fonti di coumestani.
Se vuoi approfondire i benefici di questi alimenti all'interno della dieta mediterranea, ti consigliamo questo articolo: Quali sono i pro e i contro della dieta meditterranea
Integratori con fitoestrogeni: quando si usano e come orientarsi
Gli integratori con fitoestrogeni trovano indicazione nel supportare il benessere femminile soprattutto in quelle fasi della vita della donna in cui il calo degli estrogeni genera disturbi che impattano sensibilmente il benessere psicofisico come la transizione verso la menopausa, nota anche come climaterio, e il periodo menopausale. Molteplici le formulazioni di integratori con fitoestrogeni a disposizione la cui composizione include non solo le fonti vegetali di fitoestrogeni come il trifoglio rosso o l’olio di lino ma anche altri componenti naturali come diosgenina, biancospino, griffonia, cimicifuga, vitamine (es. D, B6, B9), minerali (es. zinco, magnesio) e aminoacidi che sinergicamente contribuiscono agli effetti sul benessere femminile. Molti di essi non contengono glutine o lattosio rendendosi così adatti anche per le donne che soffrono di intolleranze verso questi due allergeni. E’ importante associare l’uso degli integratori con fitoestrogeni ad una dieta bilanciata, ad una regolare attività fisica per potenziarne i benefici sul controllo dei sintomi climaterici.
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Fitoestrogeni per dimagrire in menopausa: aiutano davvero?
Un progressivo aumento di peso di anno in anno, tale da determinare un aumento significativo della prevalenza di sovrappeso e obesità, è una caratteristica ben nota della fase di transizione verso la menopausa. L’incremento ponderale durante la menopausa può aggravare il rischio cardiometabolico nelle donne e determina anche cambiamenti nell’appetito e nella sazietà. Ne segue che il controllo del peso, sia tramite una dieta bilanciata che uno stile di vita meno sedentario inclusa un’attività fisica anche moderata, sia un obiettivo terapeutico importante per le donne in menopausa.
I fitoestrogeni esercitano effetti anti-obesità anche attraverso la modulazione della distribuzione del tessuto adiposo e del metabolismo lipidico. Gli isoflavoni riducono i livelli circolanti di colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL) e dei trigliceridi, aumentando al contempo le concentrazioni di colesterolo delle lipoproteine ad alta densità (HDL). La genisteina, inoltre, inibisce l’adipogenesi e sopprime la proliferazione e la differenziazione degli adipociti attraverso una down-regolazione geni coinvolti nella lipogenesi. L’azione promuovente il controllo del peso non è esclusivo appannaggio degli isoflavoni in quanto un elevato apporto alimentare di lignani è stato inversamente associato all’indice di massa corporea e al rapporto vita-fianchi nelle donne in postmenopausa.
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Se cerchi delle soluzioni per perdere peso, ti suggeriamo di leggere questo approfondimento: Rimedi per perdere peso
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Fitoestrogeni in menopausa: come inserirli nella routine con buon senso
Per ogni donna in menopausa prendersi cura del proprio benessere non può prescindere dallo stabilire una routine quotidiana fatta di gesti, accorgimenti nutrizionali e scelte comportamentali. Adottare stili di vita salutari, limitare le attività sedentarie, privilegiando passeggiate e un’attività fisica anche leggera, garantirsi un numero minimo di ore di sonno richiede costanza. Gli integratori con fitoestrogeni non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e il loro impiego, previo parare medico, va inquadrato come un supporto valido, da non intendersi né come esclusivo né come risolutivo, nel contrastare i sintomi della menopausa.
Fitoestrogeni e menopausa: meglio puntare sugli alimenti o sugli integratori?
Una dieta varia, e naturalmente ricca in legumi, verdura, frutta (anche secca), consente di fatto di assumere una quantità adeguata dei fitoestrogeni contenuti negli alimenti rendendo quindi l’assunzione di integratori alimentari necessaria solo in caso di carenze nutrizionali o di stili di vita che rendano poco praticabile l’assunzione di una dieta bilanciata. La scelta deve essere personalizzata e considerate le concentrazioni di fitoestrogeni contenute negli integratori alimentari è necessario che l’assunzione avvenga previo parere medico.
È di particolare importanza valutare attentamente le controindicazioni. Queste possono includere precedenti reazioni avverse a prodotti di origine vegetale, o l’assunzione di altri farmaci che potrebbero comportare un rischio di interazione farmacologica, ad esempio i farmaci per la tiroide. Pertanto, la scelta della terapia dipenderà dalle caratteristiche e dall’anamnesi clinica della paziente, nonché dal suo precedente e attuale uso di qualsiasi altra terapia farmacologica. La prescrizione di integratori di origine vegetale deve inoltre tenere conto delle abitudini alimentari della paziente; in particolare, le donne occidentali tendono ad avere un apporto alimentare molto basso di isoflavoni di soia (0,27-1,43 mg/giorno), ma la dieta delle vegetariane o delle donne che consumano molti prodotti a base di soia (bevande, yogurt e tofu, ecc.) può contenere quantità simili a quelle presenti negli integratori alimentari (30-80 mg/giorno).
Fonti
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- Women’s health Concern Fact sheet. Weight gain and menopause. Disponibile presso: https://www.womens-health-concern.org/wp-content/uploads/2023/06/31-WHC-FACTSHEET-Weight-Gain-and-menopause-JUNE2023-A.pdf. Ultimo accesso: 23 luglio 2026.
- Eneva M, et al. The clinical pharmacist’s role in optimising the management of menopausal symptoms in breast cancer survivors: a narrative review. Pharmacia 2026; 73: 1-9.
FAQ
I fitoestrogeni le cui proprietà estrogeno-simili sono state documentate come maggiormente efficaci nella gestione della menopausa e dei sintomi ad essa associati sono gli isoflavoni, genisteina e daizeina, in virtù della loro capacità di ridurre la frequenza delle vampate di calore e della secchezza vaginale e di contribuire ad un miglior controllo del peso, grazie alla modulazione del metabolismo glucidico e lipidico.
E’ importante assumerli previo parare medico che ne valuterà l’appropriatezza dell’indicazione ed eventuali controindicazioni rispetto alle caratteristiche della donna sia in termini di terapie concomitanti che di regimi alimentari che già espongano quella persona a quantitativi di fitoestrogeni paragonabili a quelli presenti negli integratori.
Sì. Alcuni studi hanno mostrato una minore frequenza delle vampate di calore dopo assunzione di isoflavoni mentre non vi è ancora chiarezza sui potenziali benefici sulle sudorazioni notturne avendo gli isoflavoni mostrato effetti neutri, se non nulli, su questo sintomo così invalidante per la vita quotidiana delle donne in menopausa.
Non vi sono evidenze a supporto di questo. Al contrario, i fitoestrogeni esercitano effetti anti-obesogenici attraverso la modulazione della distribuzione del tessuto adiposo e del metabolismo lipidico.
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