Cortisone: cos’è, a cosa serve e come gestire gli effetti collaterali
Il cortisone è uno dei farmaci più utilizzati in medicina per trattare numerose condizioni infiammatorie, allergiche e autoimmuni. La sua efficacia è ben documentata, ma spesso suscita timori legati agli effetti collaterali, soprattutto se assunto per lunghi periodi o senza adeguato controllo medico. È quindi importante capire bene a cosa serve il cortisone, come assumerlo in modo corretto e in quali casi è necessario utilizzarlo.

Indice dei contenuti
- Cos’è il cortisone?
- Quali sono i farmaci cortisonici? Alcuni esempi
- In quali casi viene utilizzato il cortisone?
- Quali sono le possibili controindicazioni del cortisone?
- Effetti indesiderati causati da utilizzo prolungato del cortisone
- Come mitigare gli effetti collaterali del cortisone?
- Cortisone e altri farmaci: cosa è meglio non mischiare?
- Cortisone, Gravidanza o allattamento: si può prendere?
- Domande frequenti
Il cortisone non è sempre acquistabile liberamente nelle farmacie. Alcuni medicinali a base di cortisone, come le creme o gli spray nasali a basso dosaggio, possono essere venduti senza ricetta, ma la maggior parte dei trattamenti sistemici, come compresse, iniezioni o gocce, richiede la prescrizione medica. Questo perché un uso improprio può essere controproducente o addirittura pericoloso. Per questo motivo, è essenziale rivolgersi sempre al proprio medico o al farmacista per ricevere indicazioni corrette su dosaggio, durata della terapia e modalità di somministrazione.
Cos’è il cortisone?
Il cortisone è un composto chimico appartenente alla classe dei corticosteroidi (1), una famiglia di ormoni steroidei prodotti naturalmente dalle nostre ghiandole surrenali, situate sopra i reni. In particolare, il cortisone è un ormone glucocorticoide, che svolge nelle sue forme attive un ruolo nella regolazione di numerose funzioni fisiologiche come la risposta infiammatoria, il metabolismo dei carboidrati e la modulazione del sistema immunitario.
Dal punto di vista biochimico, il cortisone è una molecola di natura lipofila, con una struttura tetraciclica tipica degli steroidi, derivata dal colesterolo. Grazie alla sua struttura molecolare può attraversare facilmente le membrane cellulari.
Ma a cosa serve il cortisone in ambito terapeutico? Grazie alla sua azione antinfiammatoria e immunosoppressiva, è utilizzato per trattare diverse patologie acute e croniche, come vedremo nel dettaglio nei prossimi paragrafi.
Il cortisone, dunque, è un farmaco prezioso, ma potente. Con un uso corretto, i benefici possono essere rapidi e duraturi.
Come agisce nel corpo il cortisone?
Il cortisone agisce sull’organismo umano attraverso un meccanismo complesso ma altamente efficace, basato sull’interazione con specifici recettori citoplasmatici. Una volta effettuato l’accoppiamento, il complesso cortisone-recettore si trasferisce nel nucleo cellulare, dove agisce come un fattore di trascrizione.
Se assunto come farmaco, una volta assorbito viene convertito nel fegato nella forma metabolicamente attiva che esercita le sue azioni biologiche. Allo stesso modo di quello endogeno, una volta entrato nelle cellule, si lega ai recettori glucocorticoidi, formando un complesso che regola l’attività di numerosi processi infiammatori e immunitari.
Grazie a questa azione, il cortisone ed i farmaci cortisonici possono (2):
- Inibire la produzione di citochine e prostaglandine, molecole responsabili dell’infiammazione
- Ridurre la permeabilità dei vasi sanguigni, limitando gonfiore e arrossamento
- Sopprimere la risposta del sistema immunitario, utile in caso di malattie autoimmuni
- Modulare il metabolismo di zuccheri, grassi e proteine, influenzando i livelli energetici
Uno degli aspetti meno noti ma importanti riguarda gli effetti del cortisone sul cervello. Questo ormone, infatti, può influenzare il tono dell’umore, il ritmo sonno-veglia, e in alcuni casi può causare ansia, euforia o insonnia, soprattutto a dosaggi elevati o in trattamenti prolungati.
Comprendere a cosa serve il cortisone e come agisce a livello molecolare aiuta a utilizzarlo con maggiore consapevolezza.
Quali sono i farmaci cortisonici? Alcuni esempi
I farmaci a base di cortisone sono ampiamente utilizzati in Italia ed esistono diverse molecole attive appartenenti alla classe dei corticosteroidi, ciascuna con specifiche caratteristiche in termini di potenza, durata d’azione e indicazioni terapeutiche.
Ecco un elenco dei principali principi attivi cortisonici disponibili in Italia:
- Prednisone (Deltacortene®): tra i più utilizzati per uso sistemico
- Metilprednisolone (Medrol®, Urbason®): potente e con ottima biodisponibilità
- Betametasone (Bentelan®): disponibile in compresse, fiale, inalatori e formulazioni pediatriche
- Desametasone (Soldesam®, Decadron®): ad azione prolungata, anche per uso ospedaliero
- Idrocortisone (Flebocortid®, Locoidon®): usato per via sistemica o topica
- Fluticasone e budesonide: corticosteroidi inalatori per asma e riniti allergiche
- Clobetasolo, mometasone e beclometasone: per uso topico, per esempio nelle dermatiti o nelle psoriasi.
Cortisone: metodi di somministrazione
Il cortisone è un farmaco estremamente versatile e può essere somministrato in diversi modi, a seconda del tipo di patologia da trattare, della gravità della condizione clinica e dell’età del paziente.
La scelta della via di somministrazione influisce anche sull’efficacia terapeutica e sul rischio di effetti collaterali del cortisone, che possono variare sensibilmente in base alla modalità di assunzione.
Vediamo insieme le principali forme farmaceutiche a base di cortisone:
- Compresse o capsule orali: indicate per trattamenti sistemici in caso di infiammazioni croniche, malattie autoimmuni o allergie gravi.
- Fiale per iniezione intramuscolare o endovenosa: utilizzate in pronto soccorso o in situazioni acute, come crisi respiratorie, shock anafilattici o esacerbazioni gravi.
- Spray nasali: utili per la rinite allergica, la sinusite o la poliposi nasale, con un’azione localizzata e un ridotto assorbimento sistemico.
- Aerosol o inalatori: indicati nei pazienti con asma o BPCO per ridurre l’infiammazione delle vie respiratorie.
- Pomate, creme e lozioni cutanee: agiscono localmente, minimizzando gli effetti sistemici.
- Colliri e pomate oculari: per infiammazioni oculari non infettive.
- Supposte o clisteri: usati in ambito proctologico o per patologie infiammatorie intestinali localizzate, come la rettocolite ulcerosa.
Scegliere il metodo di somministrazione più adeguato permette di massimizzare i benefici terapeutici del cortisone, garantendo così un trattamento sicuro ed efficace.
In quali casi viene utilizzato il cortisone?
Come abbiamo accennato, il cortisone viene impiegato in un’ampia varietà di condizioni cliniche grazie alla sua versatilità.
Vediamo insieme una panoramica dei casi più comuni in cui si ricorre al suo utilizzo:
- Malattie autoimmuni come lupus, artrite reumatoide, sclerosi multipla
- Patologie infiammatorie croniche (colite ulcerosa, morbo di Crohn, asma cronico)
- Crisi allergiche gravi o shock anafilattico
- Dermatiti e altre affezioni cutanee infiammatorie e pruriginose
- Infiammazioni articolari o muscolari, come tendiniti o borsiti
- Affezioni respiratorie (asma, BPCO, laringiti, faringiti acute)
- Infiammazioni oculari e otorinolaringoiatriche (congiuntiviti, otiti, sinusiti)
- Trattamento oncologico, come coadiuvante nella gestione degli effetti collaterali di radio e chemioterapia
- Prevenzione del rigetto nei trapianti d’organo
La scelta del cortisone come trattamento può variare in base alla gravità della patologia, alla sede dell’infiammazione e alla risposta del paziente.
Cortisone per forti infiammazioni: quando viene usato e come?
Il cortisone come antinfiammatorio è uno degli strumenti terapeutici più potenti e rapidi a disposizione della medicina moderna. In presenza di infiammazioni significative, acute o croniche, viene spesso prescritto per ridurre rapidamente dolore, gonfiore, arrossamento e limitare i danni ai tessuti. Il suo utilizzo è particolarmente indicato quando i comuni FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) non risultano sufficienti o sono controindicati.
Le situazioni in cui si ricorre al cortisone per forti infiammazioni includono:
- Artriti e tendiniti gravi
- Infiammazioni muscolari o articolari acute
- Malattie infiammatorie croniche dell’intestino
- Infiammazioni respiratorie importanti (asma, laringiti, bronchiti gravi)
- Infiammazioni oculari o cutanee intense
In alcuni casi, può essere necessario associare cortisone e antinfiammatori insieme, ma solo sotto stretto controllo medico, per evitare interazioni o sovrapposizioni di effetti.
Cortisone per sintomi influenzali: febbre, sinusite, raffreddore
L’uso del cortisone per sinusite, raffreddore e sintomi influenzali viene valutato solo in specifici casi, quando l’infiammazione è particolarmente intensa o persistente, e i rimedi tradizionali non risultano efficaci. Il cortisone, infatti, non è un farmaco antivirale, ma può essere utile per ridurre l’infiammazione delle mucose respiratorie, alleviando sintomi fastidiosi come congestione nasale e difficoltà respiratorie.
In genere, il cortisone viene prescritto in:
- Sinusiti acute con forte infiammazione e dolore facciale persistente
- Raffreddori complicati da reazioni infiammatorie intense o sovrainfezioni
- Forme influenzali con edema delle vie aeree o ostruzione severa
- Infiammazioni delle alte vie respiratorie accompagnate da febbre alta
È importante ricordare che il cortisone abbassa la febbre solo se questa è causata da infiammazione, ma al tempo stesso abbassa le difese immunitarie, quindi va esaminato caso per caso se sia necessario utilizzarlo.
In presenza di allergie respiratorie, può essere associato agli antistaminici, ma con attenzione: il medico valuterà caso per caso se è opportuno assumere antistaminici e cortisone insieme.
Per approfondire i rimedi per questi disturbi stagionali, ti consigliamo di leggere:
Un uso corretto del cortisone in questi contesti può favorire un rapido miglioramento, evitando complicazioni e migliorando il benessere generale.
Cortisone per le reazioni allergiche: funziona?
Il cortisone per le allergie è uno dei rimedi più efficaci quando la risposta immunitaria dell’organismo diventa eccessiva e provoca sintomi intensi e debilitanti. In questi casi, il cortisone agisce riducendo l'infiammazione e bloccando il rilascio delle sostanze responsabili della reazione allergica, come l’istamina.
Nonostante non sia una cura definitiva, il cortisone è indicato per il trattamento a breve termine delle manifestazioni allergiche più acute, soprattutto quando i soli antistaminici non bastano a controllare i sintomi.
Tra le principali situazioni in cui si usa il cortisone in caso di allergie troviamo:
- Orticaria acuta o cronica
- Edema della glottide o angioedema
- Asma allergica non controllata dai broncodilatatori
- Rinite allergica con infiammazione persistente
- Reazioni allergiche cutanee gravi (eritemi, eczema)
- Shock anafilattico (in emergenza, via iniettiva)
In presenza di allergie stagionali o perenni, è possibile abbinare il cortisone agli antistaminici per un’azione combinata, in quanto può aiutare a ridurre rapidamente sintomi come starnuti, rinorrea e prurito nasale.
Per approfondire i trattamenti disponibili, consulta la sezione dedicata sul sito Dr. Max: rimedi per allergia.
L’utilizzo mirato del cortisone nelle allergie permette di ottenere un rapido miglioramento dei sintomi, soprattutto nei periodi in cui le esposizioni allergeniche sono elevate.
Quali sono le possibili controindicazioni del cortisone?
Ecco le principali controindicazioni del cortisone da tenere presenti prima di valutarne l’assunzione:
- Disturbi intestinali: il cortisone può causare nausea, acidità gastrica, reflusso e, in alcuni casi, diarrea. È consigliato assumerlo a stomaco pieno e, se necessario, con una protezione gastrica. Se si soffre di ulcere o disturbi intestinali può essere sconsigliato.
- Aumento della pressione: sì, il cortisone alza la pressione, soprattutto in soggetti predisposti. È importante monitorarla durante il trattamento, se ritenuto necessario.
- Cortisone e tachicardia: alcuni pazienti segnalano palpitazioni e può essere controindicato per chi soffre di aritmie. In questi casi, è utile sapere cosa fare con cortisone e battito accelerato: informare subito il medico, ridurre l’assunzione di caffeina e monitorare i parametri cardiaci.
- Sistema immunitario indebolito: il cortisone abbassa ulteriormente le difese immunitarie, rendendo l’organismo ancora più esposto ad infezioni virali e batteriche.
Essere informati su queste reazioni consente di affrontare la terapia con maggiore consapevolezza e tranquillità, adottando strategie preventive e chiedendo consiglio al farmacista o al medico curante in caso di dubbi.
Effetti indesiderati causati da utilizzo prolungato del cortisone
L’utilizzo del cortisone per periodi prolungati può comportare una serie di effetti indesiderati, che variano in intensità da persona a persona e dipendono da dosaggio, periodo di cura e predisposizione individuale.
In caso di utilizzo prolungato è importante anche sapere come scalare la terapia e non sospendere mai il trattamento bruscamente. Quando infatti vengono assunti per via orale o per via endovenosa per più di due settimane, i corticosteroidi non devono mai essere interrotti di colpo. Questo perché inibiscono la naturale produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, che impiegano un certo tempo per recuperare. Pertanto, al termine di un ciclo di corticosteroidi, la dose viene ridotta gradualmente (3).
Tra gli effetti più comuni dell’uso a lungo termine troviamo:
- Aumento di peso e ritenzione idrica: il cortisone può influenzare il metabolismo, aumentando l’appetito e causando accumulo di liquidi, con conseguente gonfiore soprattutto a livello di viso, addome e arti.
- Indebolimento del sistema immunitario: l’utilizzo continuativo può ridurre la capacità dell’organismo di difendersi da infezioni virali e batteriche. È importante monitorare la salute generale e adottare uno stile di vita equilibrato.
- Effetti del cortisone sul cervello: in alcuni pazienti possono manifestarsi cambiamenti dell’umore, irritabilità, ansia e, nei casi più rari, sintomi depressivi. È essenziale parlarne con il medico se si notano alterazioni emotive significative.
- Disturbi del sonno: l’associazione tra cortisone e sonno è ben documentata. Possono manifestarsi insonnia,
- Affaticamento e spossatezza: anche se può sembrare controintuitivo, il cortisone porta stanchezza in alcune persone, specialmente nella fase di sospensione o in caso di squilibri elettrolitici.
Correlazione tra cortisone e sudorazione eccessiva: questo sintomo è dovuto principalmente all'effetto del cortisone sul sistema nervoso autonomo e sulla termoregolazione del corpo. In particolare:
- Il cortisone può aumentare la sensibilità del sistema nervoso simpatico, che regola funzioni automatiche come la frequenza cardiaca e la sudorazione.
- Può interferire con il normale equilibrio ormonale, influenzando la temperatura corporea e provocando vampate di calore, molto simili a quelle che si verificano in menopausa.
- Alcune persone sviluppano una sorta di iperattività delle ghiandole sudoripare, che porta a sudorazione notturna o eccessiva anche a riposo.
L’osteoporosi da cortisone è uno degli effetti avversi più noti, in caso di terapia a medio e lungo termine (4). Vediamo le cause principali:
- Il cortisone inibisce l’attività degli osteoblasti, le cellule responsabili della formazione del nuovo tessuto osseo.
- Aumenta invece l'attività degli osteoclasti, che riassorbono l’osso, rendendo la struttura ossea più fragile.
- Riduce l’assorbimento intestinale del calcio e aumenta la sua eliminazione renale, causando una carenza di calcio nell’organismo.
- Diminuisce la produzione di estrogeni e testosterone, ormoni che proteggono la densità ossea.
Se si verificassero questi effetti, chiedere supporto al medico o al farmacista rende la terapia con cortisone più gestibile e sicura.
Come mitigare gli effetti collaterali del cortisone?
Assumere cortisone in sicurezza è possibile, anche nel lungo periodo, se si adottano strategie utili.
Ecco alcuni consigli pratici per mitigare gli effetti collaterali del cortisone:
- Alimentazione equilibrata: prediligere una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre aiuta a contrastare l’aumento di peso e la ritenzione idrica. Limitare zuccheri semplici, sale e grassi saturi è importante per mantenere sotto controllo la pressione e il metabolismo.
- Idratazione costante: bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno favorisce il drenaggio dei liquidi in eccesso e sostiene la funzionalità renale.
- Attività fisica regolare: camminate, esercizi a basso impatto e sport moderati aiutano a contrastare la perdita di massa muscolare, migliorano l’umore e supportano il controllo del peso.
- Gestione del riposo: poiché il cortisone e sonno possono non andare d’accordo, è consigliabile assumere il farmaco al mattino e adottare buone abitudini serali per favorire un sonno profondo e rigenerante.
Chi deve assumere cortisone per periodi prolungati dovrebbe inoltre:
- Monitorare la salute ossea con esami specifici (es. MOC).
- Assumere calcio e vitamina D se indicato dal medico.
Una corretta gestione quotidiana che includa uno stile di vita sano è fondamentale per supportare l’organismo durante la terapia cortisonica e migliorarne la tollerabilità.
Cortisone e altri farmaci: cosa è meglio non mischiare?
L’uso del cortisone deve essere cauto, se assunto in concomitanza con altri farmaci. Alcune combinazioni, infatti, possono modificare l’efficacia dei trattamenti o aumentare il rischio di effetti indesiderati.
Ecco un elenco delle interazioni farmacologiche più delicate da valutare:
- Cortisone e ansiolitici: l’associazione può aumentare il rischio di alterazioni dell’umore, sonnolenza o, al contrario, agitazione. È importante valutare caso per caso, soprattutto in soggetti già predisposti a disturbi del sonno o ansia.
- Cortisone e antinfiammatori insieme: combinare cortisone con FANS (come ibuprofene o ketoprofene) può aumentare il rischio di irritazione gastrica o sanguinamenti gastrointestinali. Per questo motivo, spesso si associa un gastroprotettore.
- Farmaci antidiabetici: il cortisone può aumentare la glicemia, rendendo necessario un aggiustamento della terapia ipoglicemizzante.
- Diuretici e lassativi: possono aumentare il rischio di squilibri elettrolitici (come la perdita di potassio), già possibili con l’uso prolungato del cortisone.
In caso di dubbi o necessità di una terapia combinata, il consiglio del medico o del farmacista è sempre la soluzione più sicura.
Cortisone, Gravidanza o allattamento: si può prendere?
L’uso del cortisone durante la gravidanza e l’allattamento va considerato caso per caso, in quanto, sebbene in alcuni casi sia necessario ricorrere a terapie cortisoniche, è fondamentale valutare attentamente il rapporto tra benefici e rischi, tenendo conto delle condizioni della madre e del feto o del neonato.
Durante la gestazione, il cortisone viene talvolta prescritto per trattare patologie infiammatorie gravi, allergie intense o per prevenire il parto prematuro, in particolare attraverso la somministrazione di betametasone per favorire la maturazione dei polmoni fetali (5). Tuttavia, l’assunzione prolungata e ad alte dosi, soprattutto nel primo trimestre, può aumentare lievemente il rischio di malformazioni, motivo per cui la terapia viene impostata con grande cautela.
In allattamento, la situazione è leggermente diversa. La maggior parte dei farmaci cortisonici passa nel latte materno in quantità molto ridotte, considerate sicure per il neonato. Tuttavia, anche in questo caso è preferibile scegliere molecole a breve emivita e utilizzare il dosaggio minimo efficace. Se possibile, è meglio assumere il farmaco subito dopo la poppata per ridurre il passaggio nel latte.
Fonti consultate:
Domande frequenti
In Italia, la maggior parte dei farmaci a base di cortisone richiede la prescrizione medica, in quanto si tratta di principi attivi potenti, da utilizzare con cautela. Tuttavia, esistono alcune formulazioni topiche (come creme o spray nasali a bassa concentrazione) che si possono acquistare senza ricetta, ma sempre con il consiglio del farmacista. È importante non improvvisare e chiedere un parere esperto prima dell’uso, anche se il prodotto è da banco.
Il cortisone non "guarisce tutto", ma è un farmaco estremamente efficace grazie alla sua potente azione antinfiammatoria e immunosoppressiva. Viene utilizzato in moltissime patologie, dalle infiammazioni articolari alle allergie, dalle malattie autoimmuni ai sintomi influenzali. Il suo effetto rapido e mirato lo rende un alleato prezioso, ma non va confuso con una cura universale. La sua efficacia dipende dal corretto impiego, per questo è fondamentale seguire la posologia indicata dal medico.
La durata della terapia cortisonica varia in base alla patologia da trattare, alla forma farmaceutica utilizzata e alla risposta individuale del paziente. In genere, si cerca di utilizzare il cortisone per periodi brevi, al dosaggio minimo efficace, proprio per limitare gli effetti collaterali del cortisone. In caso di terapie prolungate, è necessaria una supervisione medica regolare e, spesso, una riduzione graduale del farmaco per evitare rischi legati alla sospensione improvvisa.
Indice dei contenuti
- Cos’è il cortisone?
- Quali sono i farmaci cortisonici? Alcuni esempi
- In quali casi viene utilizzato il cortisone?
- Quali sono le possibili controindicazioni del cortisone?
- Effetti indesiderati causati da utilizzo prolungato del cortisone
- Come mitigare gli effetti collaterali del cortisone?
- Cortisone e altri farmaci: cosa è meglio non mischiare?
- Cortisone, Gravidanza o allattamento: si può prendere?
- Domande frequenti
