Obesità e carenza di vitamina D: correlazione o conseguenza?
Qual è la reale correlazione tra vitamina D e obesità? È l’eccesso di peso a ridurre i livelli di vitamina D o è la carenza di vitamina D a favorire l’accumulo di grasso?

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La vitamina D è un micronutriente fondamentale per la salute dell’organismo. Nota soprattutto per il suo ruolo nella salute delle ossa, in realtà è coinvolta anche in altre numerose funzioni fisiologiche: supporta il sistema immunitario, l’apparato respiratorio, cardiovascolare e contribuisce al controllo dell’infiammazione. Negli ultimi anni si è osservato, inoltre, un legame tra carenza di vitamina D e obesità, patologia cronica caratterizzata da un eccesso di massa grassa che può compromettere la qualità della vita e rendere le persone che ne sono affette più a rischio di sviluppare numerose patologie, come diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari ecc.
Vitamina D e obesità: quale correlazione?
Numerosi studi scientifici presenti in letteratura hanno messo in evidenza una relazione inversa tra l’indice di massa corporea (BMI) e livelli di vitamina D nel sangue: più alto è il peso corporeo, più bassi tendono ad essere i livelli di vitamina D.
Le ipotesi alla base di questa osservazione sono diverse. Tra le principali troviamo:
- Diluizione volumetrica: la vitamina D è una molecola liposolubile, il che significa che tende ad accumularsi nel tessuto adiposo. Nelle persone obese, una quantità significativa di vitamina D rimane “intrappolata” nel tessuto adiposo in eccesso e non è disponibile in circolo. Questo riduce i livelli sierici di 25(OH)D, anche se la quantità totale nell’organismo potrebbe non essere tecnicamente ridotta. Inoltre, nel paziente obeso, il volume di distribuzione plasmatico e tissutale è maggiore rispetto ad un individuo normopeso; pertanto, la vitamina D risulta più “diluita” a parità di quantità assimilata e/o attivata.
- Minore esposizione solare: le persone obese tendono a passare meno tempo all’aperto o esporsi meno al sole. Questo comporta una minore sintesi cutanea di vitamina D. Inoltre, alcuni studi hanno anche evidenziato che la pelle dei soggetti obesi potrebbe avere una ridotta efficienza nella produzione cutanea di vitamina D. Dopo esposizione alla radiazione solare, l’aumento delle concentrazioni della 25(OH) vitamina D risulta inferiore del 53% negli obesi rispetto ai normopeso.
- Stato infiammatorio cronico: l’obesità è una condizione infiammatoria cronica in cui il tessuto adiposo, specialmente quello viscerale, produce citochine pro-infiammatorie che possono influenzare negativamente l’attività degli enzimi coinvolti nel metabolismo della vitamina D, ostacolando la conversione nella forma attiva.
In sintesi, sono molteplici i fattori che entrano in gioco e che spiegano in modo plausibile perché la carenza di vitamina D sia molto comune tra le persone con eccesso di peso.
Obesità e Carenza di Vitamina D: è una conseguenza?
La correlazione tra obesità e bassi livelli di vitamina D è ormai consolidata, tuttavia può sorgere un dubbio: l’obesità può essere causa di una carenza di vitamina D o la carenza di vitamina D può favorire lo sviluppo dell’obesità?
La letteratura scientifica sembra indicare che l’obesità sia la causa della riduzione dei livelli di vitamina D e non viceversa.
Una metanalisi pubblicata su Obesity Reviews conferma, ad esempio, che l’aumento del BMI (body mass index) si associa sistematicamente a livelli più bassi di 25(OH)D, indipendentemente da età, sesso o etnia.
Per contro, però, l’ipovitaminosi D favorirebbe l’accumulo di massa adiposa sia attraverso l’incremento dei livelli del PTH (ormone paratiroideo), con aumento dell’ingresso di calcio negli adipociti e conseguente stimolazione della lipogenesi, sia favorendo la differenziazione dei pre-adipociti in adipociti.
In conclusione, l’obesità si comporta come un fattore che contribuisce alla carenza di vitamina D, sia per motivi fisici (accumulo nei tessuti adiposi), sia comportamentali (stile di vita più sedentario e ridotta esposizione al sole) ma non ci sono evidenze che suggeriscano che sia la carenza di vitamina D a causare un aumento diretto di peso.
La carenza di vitamina D può peggiorare la gestione del peso?
Come accennato in precedenza non ci sono evidenze che suggeriscano che la vitamina D possa causare aumento di peso o abbia un effetto diretto sulla gestione del peso; tuttavia, potrebbe avere un ruolo nella regolazione dell’appetito. Ci sono ricerche che suggeriscono come la vitamina D possa influenzare i livelli di leptina, ormone prodotto dalle cellule adipose, implicato nel senso di sazietà. Tuttavia, ad oggi non è possibile trarre conclusioni definitive.
In ogni caso, un corretto livello di vitamina D potrebbe ottimizzare le condizioni metaboliche in generale e quindi favorire un percorso di perdita di peso.
Carenza di vitamina D: sintomi e segnali da riconoscere
La carenza di vitamina D può non dare sintomi evidenti per mesi o anni per poi essere scoperta solo attraverso esami di laboratorio. Tuttavia, esistono alcuni segnali che possono far sospettare un deficit, soprattutto nelle persone con obesità, in cui questa condizione di carenza è più frequente.
Tra i sintomi più comuni, troviamo:
- Affaticamento persistente
- Dolori muscolari diffusi, crampi, debolezza
- Fragilità ossea e dolori articolari
- Umore depresso o irritabilità
Attenzione però, questi sintomi sono generici e non specifici. È sempre fondamentale eseguire un dosaggio ematico della vitamina D per confermare o escludere eventuali carenze.
Il dosaggio della vitamina D (25-idrossivitamina D o 25(OH)D) è un esame del sangue semplice ed indicato nei seguenti casi:
- In presenza dei sintomi (come quelli sopra descritti);
- In soggetti con obesità;
- In caso di osteoporosi, osteopenia o fragilità ossea;
- In chi ha patologie croniche (diabete, insufficienza renale, malattie autoimmuni);
- In chi è spesso stanco, si espone poco al sole o segue diete restrittive;
- In donne in menopausa e adulti >65 anni
I valori di riferimento più comunemente adottati sono:
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Stato vitaminico |
25(OH)D nel sangue |
|
Carenza moderata |
10–20 ng/mL |
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Insufficienza |
20–30 ng/mL |
|
Ottimale |
30–100 ng/mL |
|
Possibile eccesso |
> 100 ng/mL |
Il dosaggio va sempre interpretato dal medico, che potrà decidere se intervenire con l’integrazione o semplicemente monitorare nel tempo.
Come intervenire: consigli per migliorare i livelli di vitamina D nei soggetti obesi
Nei soggetti con obesità, i livelli di vitamina D tendono ad essere inferiori rispetto alla popolazione normopeso. In caso di carenza verificata, i dosaggi consigliati si aggirano intorno alle 2.000 UI al giorno.
In generale, per riportare la vitamina D entro i valori di normalità e favorire un miglior equilibrio metabolico, è importante agire su più fronti contemporaneamente: esposizione solare, alimentazione e se necessario integrazione.
- Esporsi correttamente al sole: La luce solare è la fonte primaria di vitamina D per il nostro organismo. I raggi UVB stimolano la sintesi cutanea di colecalciferolo (vitamina D3)..
- Seguire un’alimentazione ricca di vitamina D: La dieta contribuisce per circa il 10–20% al fabbisogno giornaliero di vitamina D, ma può diventare una fonte importante se gestita correttamente. Tra gli alimenti più ricchi di vitamina D troviamo olio di fegato di merluzzo, sgombro, salmone, aringa, tuorlo d’uovo, fegato di manzo e latticini fortificati.
Consigli utili:
- Preferire il pesce grasso 2–3 volte a settimana;
- Utilizzare latte o bevande vegetali fortificate con vitamina D;
- Non eliminare totalmente i grassi “buoni” dalla dieta: la vitamina D è liposolubile e ha bisogno di grassi per essere assorbita.
- Usare integratori: quando e con quali dosaggi?
In caso di carenza accertata, oppure se il fabbisogno non può essere soddisfatto con sole e dieta, il medico può consigliare l’utilizzo di integratori alimentare specifici per sopperire all’eventuale carenza.
Le indicazioni generali sono:
- Mantenimento(senza carenza): 800–1.000 UI al giorno;
- Carenza moderata: 2.000 UI al giorno per 6–8 settimane, poi mantenimento;
- Carenza severa: dosi più alte (es. 4.000 UI/die o 50.000 UI/settimana), sotto controllo medico;
- Forme consigliate: colecalciferolo (D3), in gocce, capsule o compresse orosolubili e soluzioni iniettabili;
- Quando prenderla? Sempre con un pasto contenente grassi per migliorarne l’assorbimento.
L’associazione con vitamina K2, calcio o magnesio può essere utile, ma va valutata caso per caso.
FONTI
- Karampela I, Sakelliou A, Vallianou N, Christodoulatos GS, Magkos F, Dalamaga M. Vitamin D and Obesity: Current Evidence and Controversies. Curr Obes Rep. 2021 Jun;10(2):162-180. doi: 10.1007/s13679-021-00433-1. Epub 2021 Apr 1. PMID: 33792853.
- Pereira-Santos M, Costa PR, Assis AM, Santos CA, Santos DB. Obesity and vitamin D deficiency: a systematic review and meta-analysis. Obes Rev. 2015 Apr;16(4):341-9. doi: 10.1111/obr.12239. Epub 2015 Feb 17. PMID: 25688659.
- Karampela I, Sakelliou A, Vallianou N, Christodoulatos GS, Magkos F, Dalamaga M. Vitamina D e obesità: prove attuali e controversie. Curr Obes Rep. 2021 Jun;10(2):162-180. doi: 10.1007/s13679-021-00433-1. Epub 2021 1 aprile. PMID: 33792853.
- Holick M (2007) Vitamin D deficiency. N Engl J Med 357: 266-281
- Wortsman J, Matsuoka LY, Chen TC et al (2000) Decreased bioavailability of vitamin D in obesity. Am J Clin Nutr 72: 690-693
Domande frequenti
No, non esistono prove scientifiche che una carenza di vitamina D causi direttamente l’aumento di peso. Tuttavia, può influire su alcuni meccanismi metabolici, rendendo più difficile la perdita di peso.
La vitamina D si accumula nel tessuto adiposo e diventa meno disponibile in circolo. Inoltre, le persone obese tendono a esporsi meno al sole, fatto che compromette la sintesi della vitamina D stessa.
Il dosaggio di riferimento è la 25(OH)D. I valori ideali sono:
- Sufficienza: 30–50 ng/mL
- Insufficienza: 20–30 ng/mL
- Carenza: < 20 ng/mL
- Eccesso: > 100 ng/mL (da evitare)
Quando i livelli ematici sono inferiori alla soglia di sufficienza o quando si hanno fattori di rischio (obesità, età, malattie croniche). È sempre il medico a decidere dosaggio, durata e tipo di integrazione.
Dipende: in estate, con esposizione regolare di almeno 15–30 minuti al giorno, può bastare. Ma in inverno, nelle persone con obesità o in chi trascorre molto tempo al chiuso, il sole da solo generalmente non è sufficiente.
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