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  • Vitamina D: miti, realtà e prove sul benessere cardiovascolare

    10. 9. 2025 · Tempo di lettura: 8 minuti

    La vitamina D, nota per il suo importante ruolo nella salute delle ossa, è coinvolta in tante altre funzioni fisiologiche, tra cui cuore, sistema immunitario, apparato respiratorio e muscoli.

    Dott.ssa Maria Virginia Carra
    Dott.ssa Maria Virginia Carra
    Vitamina D: miti, realtà e prove sul benessere cardiovascolare

    Particolarmente interessante è il legame tra vitamina D e salute cardiovascolare, diventato oggetto di diversi studi e ricerche scientifiche per capire se questa vitamina potrebbe effettivamente avere un ruolo nel ridurre il rischio di malattie cardiache.

    Vitamina D e cuore: c’è davvero un legame?

    Tra vitamina D e cuore c’è sicuramente un legame: il cuore e i vasi sanguigni possiedono infatti i recettori per la vitamina D (VDR) presenti nelle cellule dell’endotelio vascolare e nei miociti cardiaci. Quando la vitamina D si lega a questi recettori, attiva meccanismi che possono influenzare la funzione cardiovascolare in diversi modi, intervenendo nel:

    • mantenimento del tono vascolare
    • nel miglioramento della contrattilità cardiaca
    • nell'equilibrio tra fattori pro-coagulanti e anticoagulanti
    • nella modulazione dei processi infiammatori.

    Cuore e vitamina D, tra ipotesi, studi osservazionali e trial clinici

    Sono numerose le ricerche scientifiche che negli ultimi 15 anni si sono concentrate sul legame tra vitamina D e salute cardiovascolare e secondo quanto riportato dal Giornale Italiano di Cardiologia, la carenza di vitamina D potrebbe effettivamente essere correlata a ipertensione, ischemia miocardica e scompenso cardiaco e si ipotizza che svolga ruoli fondamentali nella contrazione muscolare cardiaca, nella regolazione del metabolismo del calcio e nella produzione energetica dei cardiomiociti. Tuttavia, in letteratura vi sono ancora risultati contrastanti. Il trial clinico del 2023 “Vitamin D supplementation and major cardiovascular events: D-Health randomised controlled trial” aveva l’obiettivo di valutare se un’integrazione mensile di vitamina D (60.000 UI di colecalciferolo) riducesse l’incidenza dei principali eventi cardiovascolari (es. infarto, ictus, rivascolarizzazione coronarica) negli adulti con età superiore ai 60 anni. Dai risultati del trial è emerso un potenziale effetto protettivo della vitamina D sugli eventi coronarici, ma ancora molte incertezze sulle altre tipologie di eventi cardiovascolari. La conclusione del trial suggeriva quindi che l’integrazione di vitamina D non possa rappresentare una strategia standard di prevenzione cardiovascolare nella popolazione generale, ma ancora da valutare su soggetti con carenza marcata o rischio elevato.

    Un altro lavoro, pubblicato su Jama Cardiology, dal titolo “Vitamin D Supplementation and Cardiovascular Disease Risks in More Than 83 000 Individuals in 21 Randomized Clinical Trials. A Meta-analysis”, prendeva in esame i dati relativi a 21 studi clinici randomizzati relativi a 83.291 soggetti. In questo caso la somministrazione di vitamina D non ha mostrato associazioni con una ridotta incidenza di eventi cardiovascolari con la conclusione che l’assunzione di vitamina D non conferisca alcuna protezione rispetto al rischio cardiovascolare e che il suo utilizzo non sia indicato per questo scopo.

    Anche VITAL, un altro è un altro studio randomizzato in cieco condotto dal 2011 al 2013 su 25.000 individui statunitensi, per vedere la vitamina D potesse effettivamente migliorare la salute del cuore, ha dimostrato che gli integratori ad alto dosaggio di vitamina D non prevengono gli eventi cardiovascolari.

    In conclusione, emergono risultati contrastanti. Una spiegazione plausibile di questi risultati non sempre concordi è che l’effetto protettivo della vitamina D si manifesti solo nei soggetti realmente carenti. In altre parole, supplementare vitamina D in persone che già hanno livelli adeguati potrebbe non offrire alcun vantaggio, mentre correggere una carenza “vera”, potrebbe effettivamente portare benefici come migliorare la funzione endoteliale e contribuire al controllo della pressione arteriosa.

    Falsi miti da sfatare sulla vitamina D e la salute del cuore

    Nonostante l’interesse crescente nei confronti della vitamina D, sono ancora molte le convinzioni errate sul suo ruolo benefico per l’organismo e nella prevenzione e nel trattamento di malattie cardiache.

    Vediamo insieme alcuni falsi miti legati alla vitamina D.

    “Più vitamina D si assume, meglio è”

    FALSO. Assumere dosi elevate di vitamina D non porta automaticamente a benefici aggiuntivi, specialmente al cuore. Sia i livelli troppo bassi che quelli troppo alti possono essere dannosi. Alcuni studi hanno addirittura mostrato che concentrazioni troppo elevate potrebbero aumentare il rischio di calcoli renali e calcificazioni vascolari, soprattutto in presenza di eccesso di calcio. Il messaggio corretto è “raggiungere il giusto equilibrio” di vitimina D, in base alle proprie esigenze individuali, secondo le indicazioni mediche.

    “La vitamina D sostituisce la dieta sana e l’attività fisica”

    FALSO. Un altro errore frequente è considerare che la vitamina D possa da sola proteggere il cuore, le ossa ecc. rendendo superflue altre abitudini salutari. In realtà, nessun integratore può sostituire un corretto stile di vita.  La vitamina D, infatti, può contribuire alla corretta funzionalità cardiovascolare solo all’interno di uno stile di vita sano, che comprenda:

    • alimentazione ricca di fibre, omega 3, frutta e verdura;
    • attività fisica regolare (almeno 150 minuti a settimana);
    • corretta gestione dello stress e del sonno;
    • controllo dei principali fattori di rischio (pressione, colesterolo, glicemia, peso corporeo).

    “Serve solo in caso di osteoporosi”

    FALSO. È vero che la vitamina D è fondamentale per la salute ossea, ma limitare il suo ruolo al metabolismo del calcio è ormai riduttivo. Oggi sappiamo che i suoi recettori sono diffusi in tutto l’organismo: nel cuore, nel cervello, nei muscoli e nel sistema immunitario.

    Quando integrare e come: indicazioni pratiche

    L’integrazione di vitamina D non è sempre necessaria, ma può essere utile e in certi casi fondamentale per alcune categorie di persone o in determinati periodi dell’anno. Capire quando e come integrare correttamente è essenziale per ottenere benefici reali, anche in ambito cardiovascolare.

    Proviamo quindi a rispondere alle domande più frequenti rispetto all’integrazione di vitamina D.

    1. Quando è utile controllare i livelli di vitamina D?

    Il dosaggio ematico della vitamina D è consigliato in presenza di fattori di rischio per carenza, tra cui:

    • Età avanzata (over 65) la capacità della pelle di sintetizzare vitamina D si riduce;
    • Obesità
    • Poca esposizione solare
    • Uso prolungato di farmaci (anticonvulsivanti, glucocorticoidi ecc.)
    • Condizioni cliniche (es.osteoporosi, diabete di tipo 2, ipertensione o malattie infiammatorie croniche)

    In tutti questi casi, un semplice prelievo del sangue consente di verificare se vi sia una reale carenza e di stabilire insieme al medico se integrare.

    1. Quando il medico può consigliare l’integrazione?

    Il medico può suggerire l’uso di integratori quando:

    • I livelli plasmatici di vitamina D sono inferiori a 20 ng/mL;
    • Fabbisogni aumentati in fasi della vita particolari (es. gravidanza, persone anziane ecc.)
    • Regimi alimentari restrittivi
    • Malattie che limitano l’assorbimento (celiachia, coliti croniche ecc.)
    • Si presentano sintomi compatibili con un deficit di vitamina D (astenia, dolori muscolari, fragilità ossea);
    • Sono presenti fattori di rischio cardiovascolare che giustificano un approccio preventivo nei soggetti carenti;
    • Si è già in trattamento per altre condizioni (osteoporosi, sarcopenia, diabete tipo 2).
    1. Quali forme di vitamina D si trovano negli integratori?

    I principali integratori contengono due forme:

    • Colecalciferolo (vitamina D3)
    • Calcifediolo (25-OH-D, forma già idrossilata, utile nei soggetti con problemi di assorbimento intestinale o insufficienza epatica)

    Entrambe sono efficaci in caso di carenza. In generale, il colecalciferolo è il più diffuso negli integratori da banco.

    1. Come assumere correttamente la vitamina D?

    La vitamina D, essendo una vitamina liposolubile, andrebbe assunta preferibilmente con alimenti contenenti grassi “buoni” (es. olio d’oliva) per facilitarne l’assorbimento. Per quanto riguarda il dosaggio, le linee guida italiane consigliano 600–800 UI/die negli adulti e 800–1.000 UI/die negli over 65. In caso di carenza, si può iniziare con dosi più alte (es. 2.000–4.000 UI/die), ma sempre sotto controllo medico.

    La vitamina D si può trovare in diverse forme farmaceutiche, dalle gocce, alle capsule, alle compresse orodispersibili o masticabili ecc.

    Dr. Max consiglia: i migliori integratori per il supporto quotidiano

    Per chi ha bisogno di integrare la vitamina D, sia per compensare una carenza, sia per mantenere livelli adeguati durante l’inverno o in situazioni a rischio, esistono diverse soluzioni efficaci e ben tollerate.

    I farmacisti di Dr. Max consigliano:

    La vitamina D, inoltre, lavora in sinergia con altri micronutrienti per svolgere al meglio le sue funzioni. In particolare:

    • Vitamina K2: favorisce il corretto indirizzamento del calcio verso ossa e denti, evitando che si depositi nei vasi sanguigni.
    • Calcio: essenziale per il mantenimento della densità ossea, specialmente in menopausa.
    • Magnesio: cofattore indispensabile per l’attivazione della vitamina D e utile per ridurre affaticamento e tensioni muscolari.

    Molti integratori Dr. Max propongono queste combinazioni per ottimizzare i benefici sulla salute cardiovascolare, ossea e muscolare.

    Prima di iniziare qualsiasi integrazione, soprattutto se assumi altri farmaci o hai patologie croniche, consulta sempre il medico o il farmacista di fiducia.

    Fonti consultate:

    Domande frequenti


    Informazioni sull'autore
    Dott.ssa Maria Virginia Carra
    Dott.ssa Maria Virginia Carra
    Mi laureo nel 2010 in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università degli Studi di Parma, successivamente continuo i miei studi con un Master alla Business School del Sole24Ore in Management del settore sanità, Pharma e Biomed. Dopo aver lavorato per circa 5 anni nel mondo della comunicazione e PR in ambito scientifico, prima in agenzia poi in azienda, intraprendo un nuovo percorso professionale in farmacia. Da allora, indosso il camice e continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione, il mondo dell’healthcare e dell’integrazione alimentare.
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    Mi laureo nel 2010 in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università degli Studi di Parma, successivamente continuo i miei studi con un Master alla Business School del Sole24Ore in Management del...
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