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Vitamina D in Menopausa: perché serve e come integrarla

24. 8. 2026 · Tempo di lettura: 11 minuti

In menopausa la vitamina D diventa ancora più importante per ossa e muscoli. Scopri valori normali, dosaggio, test e come integrarla con sole, alimentazione e movimento

Dott.ssa Giulia Zamboni
Dott.ssa Giulia Zamboni
Vitamina D in Menopausa: perché serve e come integrarla

La vitamina D è essenziale per il nostro corpo perché contribuisce attivamente alla salute delle ossa, alla forza muscolare e alle difese immunitarie dell’organismo. Durante la menopausa, può capitare di riscontrare una carenza di vitamina D spesso correlata a fragilità ossea e debolezza muscolare.
Vediamo insieme cosa lega vitamina D e menopausa, con quali effetti e quali sono i rimedi più comuni.

Carenza di vitamina D in menopausa: perché è così frequente

La menopausa è il periodo in cui la donna non è più fertile: le ovaie smettono progressivamente di produrre estrogeno e progesterone – i principali ormoni femminili – e il ciclo mestruale cessa. Di solito si verifica in modo naturale intorno ai 45-55 anni di età, ma può essere anche indotta da alcune terapie, come quelle oncologiche. Sebbene si tratti di una fase fisiologica e non di una malattia, la menopausa è piuttosto delicata perché i cambiamenti ormonali hanno diverse conseguenze sul fisico e sull’umore, accentuate anche dall’invecchiamento.

Il calo degli estrogeni è spesso correlato infatti alla riduzione di vitamina D, una sostanza molto preziosa per il nostro corpo e molto particolare. La maggior parte delle vitamine non viene prodotta dall’organismo ma deve essere introdotta tramite l’alimentazione. La vitamina D, invece, è sia presente in alcuni cibi (e può quindi essere assorbita dall’intestino), sia prodotta direttamente dalla nostra pelle attraverso l’esposizione solare. Per questo viene chiamata anche “vitamina del sole”. Le sue funzioni sono fondamentali perché contribuisce all’assorbimento del calcio e alla densità ossea, rafforza il sistema immunitario e favorisce la risposta antinfiammatoria di molte cellule.

Tuttavia, il naturale deterioramento fisico e la variazione dello stile di vita possono compromettere i livelli di vitamina D presenti nel corpo e il suo normale funzionamento. Con l’avanzare dell’età, infatti, tendiamo a esporci meno al sole e a semplificare la nostra dieta, riducendo così le occasioni di produrre e assorbire vitamina D. Inoltre, a mano a mano che si va avanti con gli anni, diminuisce anche la capacità di sintesi della pelle e dell’intestino. Ecco perché, durante la menopausa, si è più predisposte a una carenza di vitamina D, con tutto ciò che questo comporta.

Perché la vitamina D conta di più in menopausa

Con l’abbassamento degli estrogeni tipico della menopausa è molto frequente che le ossa si indeboliscano. Gli estrogeni, infatti, hanno un effetto protettivo sulla quantità di sali minerali presenti nello scheletro e contribuiscono all’azione della vitamina D. Inoltre, dopo i 30 anni, è normale che anche il calcio inizi a diminuire.
La carenza di calcio e di vitamina D possono dunque alterare la salute delle ossa che è strettamente legata a questi due nutrienti chiave: basti pensare che il calcio destinato allo scheletro rappresenta oltre il 99% di tutto il calcio presente nel nostro organismo. E, come abbiamo visto, la vitamina D è un veicolo imprescindibile per il corretto assorbimento del calcio e incide direttamente sul metabolismo osseo. Questo processo permette alle ossa di rimanere sane, adattandosi ai carichi e riparando eventuali microtraumi. Quando la quantità di calcio e di altri elementi è insufficiente, può verificarsi una progressiva perdita di densità minerale, che le rende più fragili e dunque esposte al rischio di osteoporosi e fratture.

Lo sapevi?
La mancanza di vitamina D può incidere anche sull’apparato muscolare. La sua azione, infatti, migliora la contrazione dei muscoli e influisce sulla loro crescita, sulla loro forza e sul recupero dopo lo sforzo fisico.

Le possibili conseguenze della carenza di vitamina D in menopausa

La carenza di vitamina D in menopausa porta con sé diverse conseguenze, che possono variare da caso a caso, per presenza e intensità. Le più comuni riguardano la salute muscolo-scheletrica e sono:

  • fragilità ossea (osteoporosi);
  • drastica riduzione della massa ossea (osteopenia);
  • rischio di fratture, soprattutto di polsi e colonna vertebrale;
  • stanchezza e indebolimento muscolare;
  • instabilità posturale e maggiore rischio di cadute;
  • prestazioni fisiche più basse e tempi di recupero più lunghi.

In questa fase della vita può essere utile monitorare i valori di vitamina D nell’organismo e valutare possibili terapie integrative.

Valori normali e valori ottimali della vitamina D in menopausa

La vitamina D nell’organismo si calcola misurando la presenza nel sangue del suo precursore, il calcidiolo (formula chimica 25(OH)D), con risultati espressi in nanogrammi per millilitro (ng/ml) o in nanomoli per litro (nmol/L). A livello globale, non c’è unanimità su quali siano i valori assoluti normali e, di conseguenza, sulle soglie di carenza e insufficienza. In Italia, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha fissato i valori desiderabili di 25(OH)D tra i 20 e i 40 ng/mL e la carenza indicativa per valori di 25(OH)D inferiori a 20 ng/mL.
Tuttavia, è importante sottolineare che queste stime non bastano per iniziare una terapia sostitutiva. Infatti, bisogna ricordare che le variazioni del livello di vitamina D sono normali nel corso dell’anno: tra marzo e settembre, tendiamo naturalmente ad accumularne di più, per poi esaurirla nei mesi invernali.
Per questo, in assenza di sintomi o di altre patologie, è sconsigliata la somministrazione farmacologica, a meno che non sussistano altre problematiche.

Valori “normali” e valori “ottimali”: perché non sono la stessa cosa

I valori ideali di vitamina D cambiano a seconda del soggetto e della sua condizione di salute. Sempre secondo l’AIFA, le persone sane potrebbero iniziare una terapia se il livello di 25(OH)D scende sotto i 10-12 ng/mL; ma questa soglia si alza a 20 ng/mL per chi ha la sindrome da malassorbimento o per coloro che assumono farmaci inibitori della vitamina D. Infine, persone con osteoporosi e donne in gravidanza dovrebbero mantenere un livello di 30 ng/mL, anche grazie al supporto di una terapia.
In altre parole, i valori sono un riferimento per la popolazione generale, sana e asintomatica, ma non sono un parametro sufficiente per determinare l’inizio di un trattamento, che deve essere personalizzato nelle modalità e negli obiettivi.
Anche la misurazione generalizzata e sistematica è considerata inappropriata, ma – in caso di necessità – può essere svolta tramite un semplice esame del sangue e con un test in farmacia.

Come sapere quali sono i tuoi valori di vitamina D

Per conoscere i valori di vitamina D è necessario fare un esame del sangue. Il dosaggio della 25(OH)D serve infatti a determinare se i livelli sono carenti, insufficienti, sufficienti o persino tossici: anche l’eccesso di questa sostanza può provocare danni all’organismo, ed è il motivo per cui la somministrazione di eventuali terapie deve essere sempre guidata da un medico. Una volta ricevuti i risultati, sarà il medico di riferimento a prescrivere eventuali integrazioni con la relativa posologia e a raccomandare ulteriori accertamenti o monitoraggi successivi. Pur essendo un indicatore utile, infatti, non è l’unico che serve per determinare la presenza di osteoporosi o di altri rischi correlati alla fragilità ossea in menopausa, per cui potrebbero essere necessari anche altri accertamenti.

Test della vitamina D in farmacia: come richiederlo

Prima di sottoporsi all’esame vero e proprio, è possibile realizzare anche un test autodiagnostico. Il test rapido 25-idrossivitamina D con pungidito, disponibile in tutte le farmacie Dr. Max, può essere svolto in autonomia e rivela la presenza di vitamina D nel sangue in maniera semplice, veloce e indolore.

Attenzione però: non si tratta di un esame sostitutivo del dosaggio della 25(OH)D, ma di un gesto di attenzione verso sé stessi, per verificare in modo indicativo il livello di vitamina D prima di ulteriori approfondimenti. Non a caso, è stato anche oggetto di una campagna di prevenzione promossa di recente all’interno delle nostre farmacie: l’iniziativa “Difendi la salute” pensata proprio per sensibilizzare i soggetti più esposti al rischio di carenza di vitamina D, come le donne in gravidanza e in menopausa.
Oggi, puoi richiederlo a tutti i nostri farmacisti per conoscere in via preliminare lo stato della tua vitamina D.

Fabbisogno e dosaggio della vitamina D in menopausa

Anche per quanto riguarda il fabbisogno di vitamina D ci sono pareri discordanti all’interno della comunità scientifica. Di recente però l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, dal nome inglese European Food Security Agency) ha fissato i livelli di assunzione giornaliera in 15 microgrammi al giorno (pari a 600 unità internazionali o UI) per gli adulti. Sebbene sia un’indicazione affidabile, rimane valido quanto già anticipato per la misurazione ematica: molto dipende dalle condizioni di salute pregresse della donna in menopausa e dalle sue abitudini.

Perché non esiste una dose di Vitamina D uguale per tutte
Per definire tipo e durata della terapia sostitutiva, è necessario considerare i livelli iniziali di 25(OH)D, variabili da persona a persona, ma anche la sua età e gli effetti dell’invecchiamento sul corpo. Altrettanto importanti sono la presenza di osteoporosi e di altre patologie o di trattamenti farmacologici concomitanti, differenti per ognuna. Infine, uno stile di vita sedentario, una scarsa esposizione solare – legata sia alla propria routine quotidiana che alle condizioni climatiche del luogo in cui si abita – e una dieta povera di calcio e vitamina D, possono abbassarne il livello e dovranno essere valutati durante la visita medica.

Migliore vitamina D per donne in menopausa: come scegliere quella adatta

Per lo stesso motivo, non esiste una soluzione unica per tutte le donne in menopausa, ma diverse, pensate per rispondere a esigenze specifiche. In alcuni casi, potrebbe essere necessario intervenire su tutti i sintomi più comuni della menopausa (con integratori alimentari come Ymea 8 in 1, ad esempio, che contiene anche vitamina D). In altri, invece, la terapia migliore può coincidere con integratori specifici di vitamina D che si distinguono per dosaggio e formulazione:

  • in compresse masticabili, come la vitamina D 2000 UI di Metagenics;
  • in film orodispersibili, che si sciolgono in bocca in pochi secondi;
  • in gocce;
  • in capsule.

Esistono anche formulazioni combinate, come quella proposta da Dr. Max, che unisce vitamina D e vitamina K: lavorando in sinergia, questi nutrienti potenziano l’assorbimento del calcio e favoriscono il benessere delle ossa.

Per scegliere l’integratore migliore, è importante dunque valutare vari aspetti – non ultimo la praticità d’uso – e farsi consigliare dal proprio farmacista di fiducia.

 

  • 4.9 (21)
    OIea D3 Plus è un integratore alimentare a base di Vitamina D3 ed estratti vegetali indicato per favorire principalmente il benessere delle ossa e dei denti, tramite l'assunzione di gocce sublinguali.
  • 4.8 (4)
    Dr. Max Vitamin Combi D + K è un integratore alimentare progettato per combinare le proprietà della Vitamina D e quelle della Vitamina K in modo da favorire il sostegno del sistema immunitario e il mantenimento di ossa forti e sane. Senza OGM.
  • 5 (26)
    Vitamina D3 Ibsa 30 film orodispersibili è un integratore alimentare di vitamina D utile per il benessere delle ossa e per la funzionalità del sistema immunitario.
  • 4.9 (163)
    Metagenics Vitamina D 2000 è un integratore alimentare a base di vitamina D con edulcoranti, in compresse masticabili. Per la salute delle ossa e del sistema immunitario.

Come integrare la vitamina D in menopausa: alimentazione, sole e movimento

Oltre agli integratori alimentari, è possibile aumentare i livelli di vitamina D in due modi principali: l’esposizione solare e l’alimentazione. Esporsi al sole regolarmente è infatti il metodo più efficace per produrre vitamina D – contribuisce per quasi il 90% alla sintesi di vitamina D del nostro corpo! – ma dipende da diversi fattori. L’ora del giorno, la stagione e la durata, la quantità di pelle e il suo colore (le persone con carnagione più scura potrebbero necessitare di più tempo), e la presenza di crema solare (sempre raccomandata per evitare scottature), sono tutti elementi che possono incidere sulla sua produzione.

Anche la dieta può contribuire a migliorare i livelli di vitamina D, che si trova soprattutto in alcuni alimenti:

  • salmone, sgombro, sardine, aringhe, dentice, merluzzo, orata, palombo, sogliola, trota;
  • carne di maiale;
  • fegato di manzo;
  • tuorlo d’uovo;
  • funghi, soprattutto ovolo finferlo e porcino;
  • cioccolata.

Nonostante la convinzione comune, latte e derivati non contengono necessariamente elevati quantitativi di vitamina D, a meno che non siano stati fortificati, ovvero arricchiti di questa sostanza in fase di preparazione, una pratica poco comune in Italia.
È bene ricordare, inoltre, che “abbuffarsi” di questi alimenti per bilanciare la carenza di vitamina D non è opportuno: la dieta infatti dovrebbe essere comunque equilibrata, specialmente in menopausa quando l’alterazione ormonale può causare gonfiore addominale e variazioni di peso.
A questo proposito, è importante praticare attività fisica regolare, che aiuta a mantenere la massa muscolare e l’elasticità delle ossa: meglio ancora se all’aria aperta, per godere anche dei raggi di sole.

Carenza di vitamina D in menopausa: i segnali da non trascurare

La menopausa comporta di per sé una sintomatologia piuttosto varia, che comprende vampate di calore, sudorazione notturna, ansia e depressione, dolori articolari e muscolari, pelle secca e secchezza vaginale. Alcuni di questi possono coincidere o essere amplificati anche dalla carenza di vitamina D (asintomatica nelle forme più lievi), come ad esempio il dolore alle ossa e la debolezza muscolare. A questi si aggiungono poi perdita di equilibrio, predisposizione alle cadute, fragilità ossea, stanchezza persistente, affaticamento mentale e disturbi di memoria a breve termine.
La compresenza di più segnali rende quindi difficile attribuire le cause all’una e all’altra condizione, ma se si verificano è consigliabile parlarne con il medico.

Quando parlare con il medico o con il farmacista

Prima di iniziare un trattamento a base di integratori di vitamina D è sempre bene rivolgersi a uno specialista che possa valutare il quadro di salute complessivo e fornire indicazioni terapeutiche personalizzate. Questo è particolarmente vero nel caso di valori bassi autodiagnosticati e confermati dall’esame ematico, ma anche in presenza di osteoporosi e osteopenia, di terapie concomitanti che potrebbero interferire con l'assorbimento di vitamina D, e di patologie specifiche come malassorbimento e malattie renali croniche. Dosi, durata della somministrazione e controlli successivi vanno pertanto concordati con il medico.

Fonti:

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1030827/SCHEDA_CITTADINO_VIT-D_31.10.2019.pdf

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1728113/nota-96.pdf

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/v/vitamina-d

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/m/menopausa#sintomi

https://www.mayoclinic.org/drugs-supplements-vitamin-d/art-20363792

https://nutritionsource.hsph.harvard.edu/vitamin-d/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3849680/

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Informazioni sull'autore
Dott.ssa Giulia Zamboni
Dott.ssa Giulia Zamboni
Sono Giulia Zamboni e di mestiere scrivo. Mi sono avvicinata al mondo della comunicazione quasi per caso nel 2014 e, da allora, non l’ho più abbandonato. Oggi supporto agenzie, professionisti e aziende nel creare contenuti per siti web e blog. Nel tempo, mi sono specializzata soprattutto su temi legati all’alimentazione e alla salute, complice anche una famiglia di medici! La cosa che mi piace di più del mio lavoro? Fare domande, informarmi e studiare. E poi, condividere ciò che ho imparato nel modo più chiaro possibile: un esercizio sempre stimolante che, spero, possa essere d’aiuto a chi leggerà.
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Sono Giulia Zamboni e di mestiere scrivo. Mi sono avvicinata al mondo della comunicazione quasi per caso nel 2014 e, da allora, non l’ho più abbandonato. Oggi supporto agenzie, professionisti...
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